L’America Latina, la retrovia silenziosa dell’Iran dei Mullah

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Nel capitolo X di “L’Iran dei Mullah”,  Souad Sbai ricostruiva con rigore le dinamiche attraverso cui la Repubblica Islamica ha esteso la sua influenza oltre il Medio Oriente, intrecciando religione, politica estera e alleanze non convenzionali in un progetto geopolitico globale. Proprio da questa lente si innesta il nostro editoriale, che prende spunto dall’analisi dell’autrice per esplorare il ruolo iraniano in America Latina e le implicazioni di una presenza strategica tanto profonda quanto controversa.

Per anni l’America Latina è stata trattata come un capitolo secondario della competizione geopolitica globale. Eppure, proprio in questa regione, l’Iran ha costruito con pazienza una delle sue più efficaci piattaforme di proiezione strategica contro gli Stati Uniti. Non si è trattato di un’iniziativa episodica, ma di una strategia coerente e di lungo periodo, emersa con chiarezza nel giugno 2023, quando il presidente Ebrahim Raisi ha visitato Venezuela, Nicaragua e Cuba, celebrando apertamente la loro sfida all’ordine internazionale guidato da Washington.
Quel viaggio non è stato un semplice gesto diplomatico. Ha rappresentato la formalizzazione politica di una presenza iraniana già radicata, che ha fatto leva su alleanze ideologiche, reti criminali e apparati di influenza. Dietro la retorica dell’“indipendenza” e della “resistenza all’imperialismo”, Teheran ha operato attraverso Hezbollah, il suo principale proxy, trasformando ampie aree dell’America Latina in snodi funzionali al finanziamento e alla logistica del terrorismo internazionale.
La Triple Frontera tra Argentina, Brasile e Paraguay è stata l’emblema di questo processo. In un contesto segnato da corruzione endemica e istituzioni fragili, Hezbollah ha trovato un ambiente ideale per integrarsi con la criminalità organizzata locale. Traffico di droga, contrabbando, riciclaggio di denaro e falsificazione di documenti hanno alimentato un’economia sommersa multimiliardaria, capace di garantire al gruppo un’autonomia finanziaria sempre maggiore, riducendo la dipendenza dal sostegno diretto iraniano.
A questa dimensione criminale si è affiancata una sofisticata offensiva mediatica e ideologica. Attraverso canali televisivi, piattaforme digitali e social network in lingua spagnola, Hezbollah e l’apparato iraniano hanno condotto una sistematica guerra psicologica contro l’Occidente, normalizzando la propria presenza e mascherandola da attivismo politico o solidarietà filopalestinese. Il Ministero dell’Intelligence iraniano ha svolto un ruolo centrale nel coordinare queste operazioni, sfruttando spazi lasciati scoperti dalle democrazie della regione.
Il nodo più allarmante è stato però il legame strutturale tra terrorismo e narcotraffico. Le indagini internazionali hanno dimostrato come Hezbollah abbia collaborato con cartelli della droga latinoamericani e messicani, scambiando droga, armi, denaro e competenze operative. Il Progetto Cassandra della DEA ha svelato una rete globale di traffico di cocaina gestita dal gruppo, ma le considerazioni geopolitiche legate all’accordo sul nucleare iraniano ne hanno in parte frenato lo smantellamento. Il risultato è stato un messaggio di sostanziale impunità.
Nonostante alcuni Paesi abbiano formalmente designato Hezbollah come organizzazione terroristica, la risposta regionale è rimasta frammentata e insufficiente. La corruzione diffusa e le connivenze politiche hanno spesso neutralizzato le indagini più rilevanti, come dimostrato dal caso paraguaiano Megalavado. In parallelo, il coinvolgimento dell’Iran e dei suoi alleati nel traffico di droghe sintetiche, in particolare del Captagon, ha rafforzato ulteriormente l’intreccio tra economia criminale e strategie geopolitiche.
L’America Latina è così diventata una retrovia strategica per Teheran: lontana dai riflettori mediorientali, ma cruciale per sostenere finanziariamente, politicamente e simbolicamente l’asse iraniano. Ignorare questa realtà ha significato sottovalutare una minaccia che non è stata solo regionale, ma globale. La difficoltà nel riconoscere Hezbollah per ciò che è stato – un’organizzazione terroristica senza ambiguità – ha contribuito a lasciare aperto uno spazio che l’Iran ha saputo occupare con determinazione e pragmatismo.

Stephan Allaoui

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