Monaco – Oltre 300 mila persone hanno animato oggi la città bavarese in occasione della Conferenza sulla sicurezza, uno dei principali appuntamenti del dibattito geopolitico internazionale. Tra i protagonisti anche Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, che ha definito la Repubblica islamica una minaccia “sia in patria che all’estero”.
Durante un punto stampa, Pahlavi ha accusato Teheran di alimentare l’instabilità in Medio Oriente attraverso movimenti islamici estremisti. “Il regime ha un solo scopo: esportare questa ideologia. È una minaccia per il suo stesso popolo”, ha dichiarato, sostenendo che l’unica soluzione sia la fine dell’attuale sistema politico. A suo avviso, un inasprimento delle restrizioni economiche contribuirebbe a indebolire ulteriormente la leadership iraniana.
Il figlio dell’ultimo scià, in esilio negli Stati Uniti, si è detto pronto a guidare la fase di transizione: “Milioni di iraniani hanno gridato il mio nome. Questo mi dà la responsabilità di essere il leader di questa transizione”. Tra le priorità dei primi cento giorni, ha indicato la stabilizzazione del Paese e la prevenzione del caos, incoraggiando defezioni interne per evitare un vuoto di potere. “I responsabili con le mani sporche di sangue dovranno rispondere davanti alla giustizia”, ha aggiunto.
Pahlavi ha quindi illustrato una roadmap che prevede un governo provvisorio, un’Assemblea costituente eletta dal popolo e un referendum sulla nuova Costituzione, al termine del quale verrebbero eletti parlamento e governo. Ha però precisato di non ambire a incarichi pubblici.
Nel suo intervento ha denunciato la repressione delle proteste e le migliaia di arresti, avvertendo che il mantenimento dello status quo potrebbe causare nuove ondate migratorie verso l’Europa. Un Iran democratico, ha concluso, rappresenterebbe un partner energetico affidabile e un fattore di stabilità regionale.
A.C.
