Pamela ed Alika, la violenza non ha colore e la sicurezza è un diritto di tutti

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Antonfrancesco Venturini

Pamela ed Alika, due vittime di una violenza inaudita che non può e non deve avere colore. Le Marche sono state, loro malgrado, il teatro di un nuovo raccapricciante episodio dopo la tremenda fine di Pamela Mastropietro, il barbaro massacro di Alika Ogorchukwu.

Le due drammatiche vicende hanno, in verità, poco in comune se non, per uno strano gioco del destino, la nazionalità nigeriana nel primo caso del carnefice e nel secondo caso della vittima.
E su questo si sono scatenate e si scateneranno dichiarazioni a destra ed a manca, alcune veramente fuori luogo, mentre sarebbe necessario un equilibrato esame delle cause, senza pregiudizi ideologici, ed uno sforzo reale per porre rimedi efficaci.
Tutti ricordiamo la storia di Pamela, che conoscevo personalmente come conosco bene la sua mamma che incontro spesso ed ogni volta noto che il suo sguardo non brilla più come prima, trasparendo, come naturale, un dolore sempre presente che nessuna condanna, per quanto dura, di chi è stato riconosciuto colpevole dello scempio potrà mai alleviare.

L’omicidio, in questo caso, si è consumato nel torbido ambiente dei pusher e della mafia nigeriana.
Innocent Oseghale, descritto come un nigeriano di 29 anni con un permesso di residenza scaduto e precedenti penali per spaccio di droga, fu immediatamente sospettato ed arrestato. Il processo, poi, ha sentenziato la sua colpevolezza con una dura condanna all’ergastolo, confermata in secondo grado e, da ultimo, dalla Cassazione che, non avendo dubbi sul fatto che sia stato lui ad uccidere la ragazza, ha unicamente rinviato alla Corte d’Appello riguardo al punto dell’aggravante della violenza sessuale.

Il caso di Alika è più semplice nella sua tragicità, quest’ultimo sembra che abbia richiesto forse con un po’ troppa insistenza dell’elemosina scatenando la reazione sproporzionata ed ingiustificabile dell’assalitore che lo ha barbaramente ucciso a stampellate.
E’ evidente che chi ha questo tipo di reazioni tanto bene non stia, infatti sembra, dalle prime notizie uscite sui giornali, che egli fosse affetto da patologie psichiche, con episodi di aggressività, tanto che sarebbe stato oggetto di procedimento per amministrazione di sostegno.
Nei prossimi giorni probabilmente se ne saprà di più, ma indipendentemente da queste prime indiscrezioni, non mi sembra possano esservi dubbi che chi ha reazioni del genere per futili motivi sia mentalmente disturbato.

L’episodio, ovviamente, dato il periodo di campagna elettorale è stato subito strumentalizzato da più parti per attaccare il centro destra, nonostante le dichiarazioni inequivoche sia di Giorgia Meloni che di Matteo Salvini, avendo la prima immediatamente pubblicato un tweet di ferma condanna, affermando: “Non ci sono giustificazioni per tale brutalità. Mi auguro che l’assassino la paghi cara per questo orrendo omicidio”.
Una preghiera per la vittima.” Sulla stessa linea Matteo Salvini, il quale ha sottolineato: “È folle morire così.
Spero che la pena sia la massima possibile. Il problema è che ci sono episodi di violenza e criminalità in pieno giorno in tutta Italia. Non è possibile, ma succede perché manca la certezza della pena.”
Nonostante ciò sono arrivate voci da personaggi ed intellettuali di area avversa del tutto fuori luogo come un post del giornalista Corrado Formigli dal tenore “Nigeriano invalido massacrato a bastonate da un italiano a Civitanova Marche. Attendiamo post indignati di Salvini e Meloni”, o come le dichiarazioni di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S.Egidio, che avrebbe affermato di essere preoccupato per una campagna elettorale che si farà anche sui migranti e sulla sicurezza nonché per il fatto che con Meloni
e Salvini al Governo il clima d’odio potrebbe peggiorare.
Un pensiero di semplice buon senso non ideologizzato in questo Paese sembra molto difficile.
E’ evidente che i comportamenti violenti siano da condannare da chiunque provengano, sia che siano nigeriani sia che siano italiani, e non mi sembra proprio che i due leader di centro destra abbiano avuto il minimo dubbio a farlo, ma è anche evidente che compito di uno Stato degno di questo nome sia quello di tutelare la sicurezza sia dei propri cittadini, sia di chiunque si trovi sul proprio suolo, per cui mi risulta difficile comprendere la preoccupazione di Riccardi sul fatto che uno dei punti qualificanti del programma
di centro destra sia proprio la sicurezza.
Il tema, poi, dell’immigrazione è una delle grandi problematiche che, se non correttamente risolta, non solo crea tensioni sociali ma genera insicurezza.
A ben vedere i due casi di Pamela e di Alika hanno come comun denominatore il degrado sociale che crea un’immigrazione incontrollata.

La prima è stata vittima di un sistema criminale per mano di un immigrato aduso a delinquere che non sarebbe dovuto essere nel nostro Paese, avendo il permesso scaduto, il secondo è stato vittima di una reazione incontrollata ed ingiustificabile di una persona di certo con problemi psichici, la cui scintilla è stata fatta scattare dal bisogno del nigeriano di raggranellare qualche elemosina per la propria famiglia.
Entrambi sono stati vittime di situazioni che lo Stato dovrebbe evitare si verifichino, ponendo in essere preventivi rimedi e facendo fino in fondo il proprio dovere.
Se Oseghale fosse stato rimpatriato alla scadenza del proprio permesso oppure fosse stato sottoposto a misure cautelari per la sua attività di pusher, Pamela sarebbe ancora viva, così come lo sarebbe Alika se non fosse stato costretto ad essere insistente, per la necessità dettata dalla fame, con chi lui mai avrebbe potuto pensare avrebbe avuto una tale reazione ed il cui disagio mentale si sarebbe dovuto meglio trattare da parte delle Istituzioni competenti.

Piangiamo tutti, quindi, due vite spezzate, indipendentemente dal colore della loro pelle e dalla loro nazionalità, ma è diritto e dovere di ogni cittadino pretendere dal prossimo Governo politiche sulla sicurezza, sulla immigrazione e sul welfare (sociale e sanitario) che evitino tragedie come queste, per cui mi permetto di far presente, da cattolico, a Riccardi, con tutto il rispetto delle sue opinioni, che dovremmo essere preoccupati se in campagna elettorale non si parlasse di questi temi.

Di Antonfrancesco Venturini

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