Piazze, pro-Pal e gioco carsico dei Fratelli Musulmani

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fratelli musulmani

Associazione messa fuori legge in quasi tutti i Paesi arabi. La rete europea

Il nodo preventivo più complesso in un sistema democratico riguarda il rispetto delle libertà di associazione e di espressione: non si può perseguire penalmente una persona o un movimento a patto che non violi direttamente la legge o non inciti alla violenza.

Ecco perché serve attualmente osservare la realtà con acuta attenzione.

Il contesto geopolitico attuale in Italia e in Europa riguarda un’azione in essere da tempo dei Fratelli Musulmani, associazione messa fuori legge in quasi tutti i paesi arabi.

Sulla conoscenza della qualità politica del come opera in Italia e in Europa, a mio parere, siamo in forte arretrato culturale, politico e di azione preventiva vera.

L’incitamento all’odio ha coinvolto in modo impulsivo molti strati della società, compresa quell’area del mondo giuridico che firma appelli pro-Pal di implicita legittimazione anche di azioni inconsulte.

Va, inoltre, menzionato un certo mondo della politica, del campo della palude opportunista e trasformista.

Per questo, il contrasto efficace all’islamismo politico non si basa sull’invenzione di “reati d’opinione”, ma sull’applicazione rigorosi dei principi costituzionali: «sanzionare l’incitamento all’odio, la discriminazione di genere», il rifiuto delle leggi dello Stato e la diffusione di contenuti che esaltano la violenza.

C’è un grande problema, che implicitamente riguarda le istituzioni locali e riguarda la superficialità con cui i si affronta il problema dell’immigrazione clandestina e di conseguenza la politica di integrazione, utilizzando solo le buone intenzioni senza nessuna verifica di contesto.

La sola solidarietà e/o l’aspetto ideologico del comune sentire non sono gli strumenti più adatti e efficaci, né per gli italiani,né per gli immigrati.

La questione vale specialmente per il mondo mussulmano (dove esistono anche persone brave e rispettose delle leggi italiane) e specialmente per quelle frange legate ai Fratelli Musulmani considerati nei paesi arabi come “terroristi” e come tali vengono combattuti duramente.

Il risultato è che queste frange si infiltrano nei Paesi europei e si pongono obbiettivi che nei loro paesi vengono condannati e repressi.

Ora, quale è “la griglia vera “di verifica che si è nel tempo messa in atto sui territori italiani?

Quello che emerge è che un gioco di trasformismo pericoloso si presta a dare coperture irresponsabili.

“Il cosa fare concretamente” è la priorità assoluta da affrontare con la dovuta durezza e senza ricorrere ai sociologismi degli assistenti sociali.

Il tema è concreto e non va affrontato con la superficialità riscontrata fino ad oggi dalle istituzioni locali e nazionali.

La questione relativa alla presenza e all’influenza dei Fratelli Musulmani in Europa – e all’eventuale flusso di loro aderenti verso il continente – è oggetto di approfonditi studi da parte di centri di ricerca universitari, intelligence europee e commissioni parlamentari.

Non esistono statistiche ufficiali o stime numeriche precise sui flussi migratori (legali o illegali) specificamente riconducibili ai membri dei Fratelli Musulmani e ciò è dovuto a diverse ragioni di natura metodologica e investigativa.

Assenza di una “tessera di appartenenza”: i Fratelli Musulmani non rilasciano elenchi pubblici degli iscritti, e in Europa operano raramente sotto il nome originale del movimento.

Strategia mimetica e “Soft Power”: a differenza dei gruppi jihadisti violenti (come ISIS o Al-Qaeda), la leadership del movimento in Occidente adotta una linea di azione legale, culturale e istituzionale, rendendo sfumata la distinzione tra simpatizzanti ideologici, quadri dirigenti e membri formali.

Flussi d’asilo e mobilità legale: storicamente, molti esponenti della Fratellanza sono arrivati in Europa non tramite canali d’immigrazione clandestina, ma tramite visti di studio (negli anni ’50-’70, stabilendosi in Germania, Regno Unito o Svizzera) o richiedendo asilo politico legale per sfuggire alle persecuzioni e ai decreti di carcerazione/messa al bando nei rispettivi Paesi d’origine (in particolare da Egitto, Siria, Tunisia o Paesi del Golfo).

Gli analisti specializzati (come il Program on Extremism della George Washington University) stimano che i membri attivi di vertice (quadri dirigenti) in ciascun grande Paese europeo (Francia, Regno Unito, Germania) siano relativamente pochi – nell’ordine di alcune centinaia o poco più di un migliaio per Paese.

La loro forza non risiede nei grandi numeri di militanti di strada, ma nella capacità di fondare e gestire una vasta rete di associazioni satellite.

Le attività in Europa: come opera la rete

Le ricerche accademiche e i report dei servizi di sicurezza descrivono la presenza dei Fratelli Musulmani in Europa tramite il concetto di “islamismo istituzionale” o “entrismo”.

Le attività si sviluppano principalmente su tre livelli:

1. Gestione di moschee, centri culturali e scuole – Attraverso fondazioni locali e organizzazioni mantello nazionali (come l’ex UOIF in Francia, oggi Musulmans de France, o la IGDin Germania), la rete controlla o influenza una quota significativa di moschee e luoghi di culto comunitari; scuole private, centri d’insegnamento coranico e organizzazioni giovanili/studentesche.

2. Interlocuzione politica e istituzionale – I quadri del movimento si sono storicamente presentati ai governi locali ed europei come interlocutori “moderati” e “rappresentanti” della comunità musulmana, ponendosi come argine all’estremismo violento per ottenere legittimazione pubblica e accesso a fondi o patrocini.

Il dibattito legislativo ed europeo recente

Mentre diversi Paesi arabi, come Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, hanno formalmente dichiarato i Fratelli Musulmani un’organizzazione terroristica criminalizzandone l’appartenenza, l’Unione Europea e i singoli Stati membri non hanno adottato un’analoga classificazione automatica, in quanto le normative europee richiedono prove di un coinvolgimento diretto o pianificazione in atti di violenza armata o terrorismo per l’inserimento nelle liste nere.

Tuttavia, l’attenzione istituzionale è cresciuta notevolmente: sono state promosse risoluzioni parlamentari e discussioni a livello UE volte a valutare e contrastare l’entrismo ideologico e il finanziamento estero delle reti legate alla Fratellanza.

Un percorso carsico questo che non può essere sottovalutato in tutte le sue sfaccettature perché si intreccia anche con la violenza sulle piazze e con i problemi di ordine pubblico.

 

Di Pietro Imberti

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