Dichiarazione dell’Istituto per la Cultura Giuridica Ordo Iuris sulla Presa con la Forza della Sede del Tribunale Costituzionale.
È in corso in Polonia un’occupazione illegale e violenta del Tribunale Costituzionale polacco. Il Primo Ministro Donald Tusk ha utilizzato la Polizia per occupare l’edificio del Tribunale. Il presidente del Tribunale l’ha pubblicamente definita un “colpo di Stato costituzionale” e un attacco a un organo costituzionale dello Stato.
Varsavia, 30 ottobre 2026
L’Istituto per la Cultura Giuridica Ordo Iuris esprime la massima preoccupazione e la ferma opposizione alla presa con la forza della sede del Tribunale Costituzionale (Trybunał Konstytucyjny) da parte della polizia. Questa operazione, condotta con il favore della notte e mentre il Presidente della Repubblica di Polonia si trovava all’estero, costituisce un’aggressione senza precedenti a un organo costituzionale dello Stato e colpisce le fondamenta stesse dell’ordinamento costituzionale polacco.
Il 30 ottobre 2026, gli agenti di polizia hanno preso il controllo dell’edificio vuoto del Tribunale e da allora stanno negando l’accesso ai locali al personale di sicurezza del Tribunale, al Vicepresidente del Tribunale e al suo Direttore. All’interno dell’edificio si trova Anna Korwin-Piotrowska, una persona eletta dal Sejm alla carica di giudice del Tribunale Costituzionale che non ha prestato giuramento dinanzi al Presidente della Repubblica, come richiesto dalla legge prima dell’inizio del mandato. La stessa ha firmato un’ordinanza con cui intende “agire in sostituzione” del legittimo Presidente del Tribunale per la durata della sua sospensione de facto.
Ai sensi dell’articolo 173 della Costituzione della Repubblica di Polonia, il Tribunale Costituzionale costituisce un potere separato, indipendente dagli altri poteri dello Stato, e tutti gli organi dell’autorità pubblica possono agire esclusivamente sulla base e nei limiti della legge (articolo 7 della Costituzione). Nessuna disposizione di legge autorizza la polizia, o il governo che la dirige, a prendere il controllo della sede del Tribunale o a negare ai suoi organi l’accesso all’edificio. Tali azioni violano il principio di separazione e bilanciamento dei poteri (articolo 10 della Costituzione) e presentano i tratti caratteristici di un’ingerenza con la forza del potere esecutivo nel funzionamento del potere giudiziario.
L’ordinanza volta a “sospendere” il Presidente del Tribunale è un atto giuridicamente inesistente (actus non existens) e non produce alcun effetto giuridico. In primo luogo, ai sensi della Legge del 30 novembre 2016 sullo Status dei Giudici del Tribunale Costituzionale (ustawa o statusie sędziów Trybunału Konstytucyjnego), il giuramento dinanzi al Presidente della Repubblica è un requisito essenziale per la costituzione del rapporto di servizio del giudice e per l’inizio del mandato. Chi non ha prestato giuramento non è un giudice in carica del Tribunale e non può emanare alcun atto in suo nome. In secondo luogo, la legge polacca non prevede alcun meccanismo mediante il quale si possa ordinare un’interruzione nell’esercizio della carica di Presidente del Tribunale Costituzionale, e ancor meno per atto di un singolo individuo non autorizzato. In terzo luogo, la firmataria dell’ordinanza ha deliberato sulla propria posizione, insediandosi come Presidente de facto del Tribunale in palese violazione del principio elementare nemo iudex in causa sua.
Ricordiamo che ai sensi dell’articolo 128, § 1, del Codice Penale polacco (Kodeks karny), chiunque, al fine di rimuovere con la forza un organo costituzionale della Repubblica di Polonia, compia atti direttamente diretti a conseguire tale obiettivo è punibile con una pena fino a 20 anni di reclusione. Le azioni intraprese contro il Tribunale Costituzionale possono integrare gli estremi di tale reato. Ricordiamo inoltre che due anni fa il Presidente del Tribunale Costituzionale ha presentato una denuncia alla procura accusando il governo guidato dal Primo Ministro Donald Tusk di aver commesso il reato di colpo di Stato. Gli eventi odierni si inseriscono in un processo in corso di consolidamento antidemocratico del potere diretto contro le istituzioni costituzionali indipendenti.
L’Istituto Ordo Iuris richiede:
* L’immediato ritiro degli agenti di polizia dalla sede del Tribunale Costituzionale e il ripristino del pieno accesso all’edificio per gli organi e il personale del Tribunale;
* La divulgazione del fondamento giuridico delle azioni intraprese e dell’identità di coloro che le hanno ordinate, unitamente alla responsabilità politica dei membri del Consiglio dei Ministri (Rada Ministrów) coinvolti;
* L’immediata apertura di un procedimento da parte della procura in relazione all’attacco a un organo costituzionale dello Stato (articolo 128 del Codice Penale) e all’abuso di potere da parte di pubblici ufficiali (articolo 231 del Codice Penale).
In questo momento di gravissima crisi costituzionale nella storia della Terza Repubblica di Polonia, invitiamo tutti i connazionali polacchi a ergersi a difesa dell’ordine costituzionale e a respingere il colpo di Stato. In quest’ora di prova, gli sguardi dei cittadini sono rivolti al Presidente della Repubblica di Polonia, il quale, ricevuta la notizia dalla capitale, ha invertito la rotta del suo volo diretto in Senegal e sta tornando in Patria. È nelle sue mani che la Costituzione affida il compito di garantire la continuità dell’autorità statale (articolo 126, comma 1, della Costituzione) e di assicurare il rispetto della Costituzione (articolo 126, comma 2, della Costituzione).
Senza grandi speranze, l’Istituto invita la Commissione di Venezia, le istituzioni dell’Unione Europea, il Consiglio d’Europa e l’OSCE/ODIHR a rispondere con urgenza all’aggressione con la forza contro la corte costituzionale di uno Stato membro. Le medesime istituzioni che per anni hanno dichiarato la propria preoccupazione per lo stato di diritto in Polonia non possono rimanere in silenzio quando l’esecutivo, avvalendosi di unità armate, si impadronisce della sede della corte costituzionale.
Ancora una volta nella sua storia, la Polonia si erge a difesa della libertà contro un totalitarismo strisciante. L’Istituto Ordo Iuris continuerà a monitorare e documentare tutte le violazioni della legge connesse a questi eventi, è pronto a fornire assistenza legale a coloro che saranno sottoposti a repressione e perseguirà la questione dinanzi agli organi nazionali e internazionali competenti.
