Cosa significa per lei attenzione verso il prossimo?
L’attenzione verso il prossimo, significa soprattutto attenzione verso la verità. Non mi riferisco a una verità teologica, quanto piuttosto, alla capacità o volontà di dirigere il bene verso i più bisognosi, che esistono e quindi sono veri. Non è soltanto una questione di cuore, è un gesto ammirevole per chi lo contempla ed è una forma di “beatitudine” terrena che tende a illuminare di cognizioni l’intelletto umano. Pur riconoscendo che non si possa considerare l’indifferenza di un uomo come un reato, nel contempo non si può considerarla come una innocente neutralità.
A suo avviso quali sono le cause di tanto male nel mondo?
Partirei da un’ affermazione di Bandura: “il male si diffonde quando le persone si convincono che la loro azione non conta”. In questo mondo pieno di conflitti siamo più propensi a provare empatia per una singola persona che per un intero popolo costretto a vivere in condizioni di estrema vulnerabilità e povertà. Ad alimentare tale condizione di indifferenza è la distanza psicologica. Ciò che è lontano nello spazio
e nel tempo appare meno reale, cresce il senso di impotenza e, quindi, consideriamo tale situazione come un qualcosa che non ci riguarda. E invece, è possibile coltivare forme di empatia attiva, un altro modo si “sentire” che poi porta ad agire anche soltanto con un gesto che funge da megafono dando voce a chi voce non ha. Ogni volta che ignoriamo una sofferenza, partecipiamo anche solo in minima parte al suo perpetuarsi.
Cresce la povertà e sono sempre più evidenti le differenze economiche e sociali
Scopo dello sviluppo dell’umanità dovrebbe essere la soddisfazione dei bisogni fondamentali di ognuno, invece, è evidente la sproporzione tra la parte di vita umana garantita e potenziata ben al di là dei suoi bisogni e la parte di vita umana “condannata alla sofferenza” per fame, sete, violenze, malattie e guerre. In molte zone del mondo, il dolore della maggior parte delle persone è causato dal mancato soddisfacimento dei bisogni più elementari. Proclamare la dignità umana, come spesso accade nei documenti ufficiali, non basta, in quanto si rischia di limitarsi ad esaltare in via normativa il valore delle persone a livello universale. Bisogna partire, invece, dalla constatazione realistica per cui in gran parte del pianeta, le persone non sono considerate esseri umani. In questo mondo precario viviamo quotidianamente in un disagio sociale dilagante, in assenza di certezze esistenziali, siamo testimoni consapevoli di una dilagante prevaricazione sotto ogni fronte. Per contrastare l’assurdità del male e del dolore è necessario intraprendere non provvisoriamente la strada della pace e della solidarietà, nella consapevolezza che nel mondo, ogni giorno muoiono migliaia di bambini per malnutrizione e a causa di malattie facilmente curabili.
Adriana Cantiani


