Essere genitori è un compito difficile che richiede capacità di instaurare legami affettivi in un clima di sicurezza e protezione e richiede una continuità sia in termini di prestazioni assistenziali, che di cura. Tradizionalmente si è tentati di pensare che sia la donna a rivestire questo ruolo di cura, abdicando in automatico la sua funzione di lavoratrice per un periodo denominato post-parto trimestrale denominato ispettorato di maternità. La donna per accudire il nascituro sospende le proprie competenze lavorative per prendersi cura della prole. Se la donna che presenta un certificato di gravidanza è dipendente pubblica la legge prevede la conservazione del posto di lavoro durante il periodo di maternità, ciò significa che per la donna, che accede al periodo di astensione obbligatoria dal lavoro prima della data del parto e al congedo parentale successivo, il posto di lavoro è conservato. Ma quali sono i diritti e le tutele per la donna che è lavoratrice autonoma, libero professionista, parasubordinata, impiegata con contratti atipici, oppure è semplicemente una neo – mamma che non ha ancora strutturato il proprio percorso di carriera, cosa può fare per trovarsi in una condizione di sicurezza? Sostenere la salute fisica e mentale della tipologia di famiglia in cui nasce un minore e garantire la scelta di astensione dal lavoro è un passo necessario, che necessita di chiarire chi può accedere alla prestazione e garantire i diritti legati alla genitorialità.
Equilibrio paritetico e assistenza al minore nel tempo della cura.
Il primo trimestre di vita del nascituro è fondamentale per l’organizzazione dell’attaccamento e per accudire le diverse esigenze che può presentare il nascituro. Inoltre, la coppia genitoriale diviene famiglia, ridistribuendo energie, ruoli e compiti nella gestione della vita quotidiana. Lo Stato garantisce che la lavoratrice madre o il padre in alternativa possano prendersi cura del loro figlio. Chi è genitore conosce lo stress e la delicatezza del coinvolgimento fisico, emotivo e del lavoro duro in termini di energia e perdita di sonno che deriva dall’età naturale del minore e dall’inversione sonno veglia, soprattutto durante il primo anno di vita. Proprio per l’immediatezza delle cure che la donna e il bambino necessitano per conoscersi, prendersi cura, inserire la vita di coppia nella routine del proprio piccolo esiste la norma che tutela la famiglia e il lavoro denominata Congedo parentale.
Il Congedo parentale è un diritto all’astensione dal lavoro riconosciuta ai genitori per la cura dei figli nei primi anni di vita o dall’ingresso in famiglia o in Italia in caso di adozione/affidamento nazionale o internazionale (fonte: https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/diritti-e-obblighi-in-materia-di-sicurezza-sociale-nell-unione-e/per-i-cittadini/prestazioni-per-congedi-a-tutela-della-maternit–e-paternit.html). Questo link elenca la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti, subordinati, autonomi. La legge italiana non lascia sole le famiglie che al momento non hanno ancora una vita lavorativa strutturata, in quanto esistono contratti atipici e situazioni familiari in cui, in genere la donna, lascia il lavoro per accudire i familiari in stato di minore età e gli anziani (Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151: Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53). La tutela del Congedo Parentale viene estesa a chi non ha i requisiti per accedere alle tutele sopra menzionate che potrà informarsi presso gli enti locali e richiedere un assegno di maternità, erogato dal Comune di residenza, per ogni figlio nato o adottato da cittadini di un paese dell’UE o cittadini di un paese extra-UE in possesso di determinati titoli di soggiorno. Questo bene!cio non è compatibile con altre prestazioni di maternità. Inoltre, se ha versamenti contributivi pregressi, pur in assenza di un attuale rapporto di lavoro, può richiedere, in presenza dei requisiti di legge, un un assegno di maternità dello Stato riservato ai lavori atipici o discontinui. Nel documento che è citato vi sono elencate le tipologie di contratto e le categorie di lavoratrici che hanno diritto alla sospensione dal lavoro (astensione lavorativa) ivi ricomprese le donne migranti. Vi segnalo alla Vostra Attenzione questo link da consultare per promuovere l’informazione sulle vostre tutele di lavoratrici comunitarie. https://employment-social-aairs.ec.europa.eu/policies-and-activities/moving-working-europe/eu-social-security-coordination/your-social-security-rights/italy_it#email
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