Energia, la guerra ed il tabù italiano

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Energia, la guerra ed il tabù italiano – La guerra russo ucraina ha messo in evidenza la cronica mancanza di una valida politica energetica del nostro Paese, tema questo che sembra rappresentare un tabù, non da ora ma fin dagli anni ’50.
Basta ricordare due nomi, Enrico Mattei e Felice Ippolito.

Il primo, decisamente più noto, come tutti sappiamo è stato il fondatore dell’Eni ed ha dedicato una vita al sogno di assicurare all’Italia un’impresa energetica nazionale che fosse in
grado di garantire il fabbisogno delle famiglie e del tessuto produttivo, sia tramite lo sviluppo dello sfruttamento delle risorse nazionali, iniziando, tra l’altro, le trivellazioni nella pianura padana, sia negoziando le concessioni petrolifere in Medio Oriente nell’ottica di rendere Agip ed Eni dei player di primo piano nello scenario internazionale, oltre ad essere il primo a puntare anche sull’energia nucleare.

Il suo attivismo e la sua determinazione di certo creò non pochi mal di pancia, soprattutto alle grandi lobby petrolifere del tempo, le famose sette sorelle, ed il suo sogno si infranse
nell’ottobre 1962 a seguito del celeberrimo incidente aereo che gli costò la vita e che rimane ancor oggi velato di mistero. Quel che è certo è che la sua scomparsa ha avuto come conseguenza la fine di ogni iniziativa di estrazione petrolifera nel nostro Paese.

Il meno noto Felice Ippolito ebbe una sorte similare, anche se, fortunatamente, meno tragica. Egli fu a capo del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN), anche lui aveva il sogno di rendere l’Italia indipendente nel fabbisogno energetico. Sviluppò numerosi progetti tra cui la centrale nucleare di Latina, quella del Garigliano nonché la centrale Enrico Fermi a Trino, fino a far diventare il nostro Paese il terzo al mondo nella produzione dell’energia nucleare ed a mettere a punto un know-how estremamente avanzato. Ma anche lui fu fermato, diciamo, da un infausto destino, infatti fu indagato ed arrestato per presunte irregolarità amministrative, affrontò un processo quanto mai discusso che finì con una condanna decisamente pesante (11 anni in primo grado, ridotti a cinque in appello) rispetto ai modesti fatti contestati, peraltro estremamente dubbi.
Neanche a dirlo, dopo questi accadimenti, il nucleare subì una forte battuta di arresto, divenuta, poi, definitiva con il referendum del 1987.

Energia, la guerra ed il tabù italiano

Venendo ai tempi più recenti, di certo non ha favorito lo sviluppo energetico del Paese la politica ideologica dei No tanto portata avanti soprattutto dal M5S, No Tav, No Tap, No al nucleare, questi gli slogan che hanno condotto il nostro Paese ad una quasi totale dipendenza da approvvigionamenti esteri. Ha ragione il prof. Stefano Cianciotta, Presidente di Confassociazioni Infrastrutture, ad affermare ” Dopo il referendum nucleare era necessario diversificare fonti di approvvigionamento e autonomia, invece ci troviamo a dipendere al 46% da metanodotti della Russia e al 10% da centrali francesi. La crisi Ucraina è il redde rationem di mancata visione”.

L’ambientalismo e l’energia green, sono bellissimi e sono giustissime le politiche che mirano all’incremento di azioni a tutela della salute del pianeta, ma essi non possono costituire un Moloch a cui sacrificare l’intero sistema economico, o giustificare la sostanziale assenza di una politica energetica realistica. La transizione verde necessita di molto tempo ed il buon senso deve essere usato senza preconcetti ideologici, la gradualità è inevitabile, per cui è necessario e vitale accostare al giusto sviluppo dell’eolico, del solare e dell’elettrico, una politica energetica delle fonti fossili, del gas e del nucleare che consenta una sostenibile transizione, altrimenti ci troveremo le piazze piene non più della Greta di turno che punta il dito contro tutto e tutti, ma di un popolo affamato ed in grave crisi sociale.

Energia, la guerra ed il tabù italiano

L’attuale situazione bellica sta facendo precipitare le cose ed il nostro Presidente del Consiglio già ci mette di fronte ad una scelta chiedendoci se vogliamo la pace o i condizionatori,
domanda che, con tutto il rispetto dovuto al Capo del nostro Esecutivo, poteva essere decisamente evitata. Penso che il Governo dei migliori non debba fare domande ma debba, anzi abbia il dovere di dare delle risposte ed indicare la strada per far fronte alla crisi acuta nella quale ci troviamo, e che i rincari astronomici delle bollette rappresenta plasticamente, ma, soprattutto, debba rendere chiara la politica energetica che si vuole attuare nel prossimo futuro, con una visione anche a medio e lungo termine. E’ necessaria, inoltre, anche una responsabilizzazione dell’Ue e dell’intero occidente, del quale orgogliosamente facciamo parte, che metta in campo quegli strumenti necessari per garantire il fabbisogno energetico dei Paesi meno dotati di materie prime, o che le ha poco sfruttate, e che maggiormente sentiranno il peso delle sanzioni comminate alla Russia, tra i quali, guarda caso, vi è il nostro, che, a quanto pare, si è troppo adagiato sulle lobby internazionali ed i cui dirigenti che hanno tentato di creare un’autonomia energetica, come Mattei ed Ippolito, non hanno fatto proprio una bella fine.

Di Antonfrancesco Venturini

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