Le colleghe di Amina Sailouhi, uccisa a coltellate dal marito il 3 maggio 2025, stanno cercando una produzione semi-industriale che possa produrre biscotti in serie secondo la ricetta di Amina e lanciare così un forte messaggio contro la violenza sulle donne.
Era il 3 giugno 2025 quando Amina Sailouhi, 43 anni di origini marocchine, venne uccisa a coltellate dal marito Khalid Achak, 50 anni, marocchino anche lui, nella loro casa a Caleppio di Settala, nel Milanese. Il 112 era stato chiamato dalla figlia di 10 anni della coppia che si trovava in casa e ha assistito alla scena.
Amina Sailouhi, quando le è stata tolta la vita, aveva iniziato a lavorare da pochi mesi nel laboratorio di pasta fresca del pastificio-bottega Le Franche di via Cerca a Caleppio e le sue colleghe, entrambe di nome Francesca, non l’hanno mai dimenticata.
Le due donne hanno lanciato diverse iniziative in sua memoria, tra cui un progetto – che ha a che fare con “i biscotti di Amina fatti con un’antica ricetta di famiglia” – che però al momento non ha visto la luce perché stanno ancora cercando una produzione semi-industriale che possa realizzare i biscotti in serie per loro. L’obiettivo è far diventare il biscotto di Amina un simbolo contro la violenza sulle donne. Da qui un appello per trovare qualcuno che possa dare loro una mano nella realizzazione del progetto.
“Amina era una persona riservata, quando ha deciso di portare in negozio i suoi biscotti da farci assaggiare abbiamo fatto una piccola festa e capito che finalmente si sentiva davvero a suo agio con noi e accolta in un nuovo ambiente di lavoro. I biscotti erano davvero buoni e abbiamo chiesto ad Amina di replicarli nel nostro pastificio. La settimana dopo si è presentata con il sorriso e con la ricetta in mano. Quei biscotti però non sono mai stati sfornati perché la nostra amica e collega è stata uccisa da lì a pochi giorni”, hanno raccontato a Fanpage.it le due colleghe di nome Francesca.
I biscotti di Amina sono fatti a mano seguendo un’antica ricetta marocchina, che si tramanda di generazione in generazione. Sono biscotti rotondi e friabili a base di sesamo e arachidi. Adesso questo tipo di biscotto vuole essere replicato, ma le due donne hanno “bisogno di un supporto per la produzione”.
Oltre a ricordare Amina, il biscotto simbolo della non violenza, vuole trasmettere un messaggio chiaro e importante: “C’è sempre un’alternativa alla violenza. Il biscotto di Amina può entrare nelle case di tante persone e ricordare, anche nella quotidianità, che c’è sempre un’altra strada e un modo per uscire da una situazione di pericolo, anche quando si pensa di no”.
Ad oggi Francesca e Francesca, titolari del pasticificio-bottega Le Franche hanno già contattato tanti biscottifici presentando loro il progetto del “biscotto-simbolo di Amina”, ma si sono sentite dire “vedremo” e poi alla fine non si è mai concluso nulla.
“Andiamo avanti a cercare, l’abbiamo promesso ad Amina. Per noi è un gesto di amore e ribellione”.

