La vignetta ritraeva il personale del Ministero dell’Interno egiziano sott’acqua, accompagnata da un avvertimento, un invito a fare attenzione. Poco dopo la pubblicazione di questa immagine, il gruppo Facebook che l’aveva diffusa è stato sospeso, si vocifera ci sia addirittura in corso un’indagine su questo temibile gruppo. Si chiamava “Lamentele degli abitanti di al-Hamour Bottom”, che è il nome arabo di Bikini Bottom, la città sottomarina in cui abita SpongeBob, è apparso su Facebook il mese scorso, pubblicando immagini manipolate con l’intelligenza artificiale che mescolano pezzi di realtà e scene della serie Nickelodeon. In un paio di settimane aveva raggiunto 1,8 milioni di follower, raccontando le disavventure del Presidente Abdul Fattah al-Sisi in versione Mr. Krabs (il taccagno, dispotico e approfittatore proprietario del fast food Krusty Krab, in cui SpongeBob lavora), un fondale marino intasato di tuk-tuk, pesciolini studentesse molestate da squallidi pesci maschi,. Nei commenti gli utenti discutevano di affitti alle stelle, dei ministri ritenuti corrotti, dei sanità e di istruzione che non funzionano. Inaccettabile, per il regime di al-Sisi. Soprattutto la parte in cu lui viene raccontato come un real life Mr. Krabs.
Come si legge su Bbc, i media vicini al governo hanno individuato subito il colpevole. «La pagina al-Hamour Bottom appartiene ai Fratelli Musulmani» ha detto in una puntata dedicata alla questione il conduttore televisivo Tamer Abdel Monaim. Lo scopo di questa operazione dei Fratelli Musulmani sarebbe di gettare scompiglio nell’altrimenti pacificatissima società egiziana. I Fratelli Musulmani sono stati messi fuorilegge nel 2013, quando l’esercito depose il presidente Mohammed Morsi dopo un anno di governo e proteste di massa. Un’adolescente che diceva di amministrare il gruppo al-Hamour Bottom ha pubblicato un video per chiarire che né lei né gli altri creatori erano responsabili dei post politici comparsi sulla pagina o nei gruppi nati attorno alla stessa, ispirati da essa. I contenuti più “problematici” sono stati rimossi, ma i meme hanno continuato a girare, ripresi da celebrità, influencer e brand. «La gente ride perché la situazione è diventata così assurda che ridere sembra l’unica reazione possibile» ha scritto su Facebook la conduttrice radiofonica Rabab Kamal.
Quella situazione, in un paese di oltre 110 milioni di abitanti, è fatta di inflazione altissima che segue le svalutazioni monetarie, di entrate in calo dal Canale di Suez, dal turismo e dalle rimesse di chi lavora nel Golfo, di carburante più caro e di tariffe elettriche aumentate quest’estate del 12 per cento. Quanto al dissenso, Mahmoud Shalaby, ricercatore di Amnesty International, ricorda che migliaia di persone sono in detenzione preventiva da anni per avere espresso online opinioni non gradite allo Stato, cioè al regime di al-Sisi, e che la repressione non colpisce solo gli oppositori politici ma anche minoranze religiose, atei, persone Lgbtqia+ e, appunto, creatrici di contenuti, spesso perseguite in base a vaghe leggi in difesa della moralità. Al-Sisi sostiene di essere impegnato per la libertà di espressione, e alla fine del mese scorso ha parlato di caos sui social media e di discussioni pubbliche che non colgono la portata delle sfide nazionali.
