Energia: le fonti rinnovabili non bastano, in Europa cresce il rischio blackout

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Energia – Si spegne il nucleare, ma le fonti green non crescono abbastanza velocemente. Il sistema elettrico è esposto alla fragilità della transizione verde.

Il vecchio non muore e il nuovo non può nascere, e in questo interregno i sistemi elettrici europei e quello italiano sono esposti alla fragilità della transizione verde. Al momento non sono in vista distacchi programmati o blackout (come quello avvenuto giorni fa a Berlino con centinaia di migliaia di persone restate al freddo per ore) ma il rischio è dietro l’angolo e gli esperti invitano alla prudenza per i prossimi mesi: dalle avvertenze del Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) approvate giovedì fino alle puntualizzazioni di uno studio di Alessandro Clerici del World Energy Council presentato in dicembre a un webinar dell’Entsoe, l’associazione europea delle reti di alta tensione, le indicazioni sono univoche. Attenzione alla “tempesta perfetta”, dicono.

La fragilità della transizione energetica

Anche le società elettriche consultate, le maggiori, confermano che l’attenzione deve rimanere alta ma non ci sono le condizioni di preoccupazione. L’importante, ripetono tutti, è che i fattori di rischio non si sommino. Se tutte insieme, le fragilità della transizione energetica da fragilità diventano crisi. Come nei cantieri sull’autostrada, la corsia d’emergenza del sistema elettrico europeo si è ristretta fino a scomparire del tutto.

Accade che si affiancano più fenomeni legati alla transizione verde. Le fonti rinnovabili d’energia, incostanti come il vento e ingovernabili come il sole, non crescono abbastanza velocemente. La Germania ha appena spento due reattori atomici e si affida a carbone e metano perché il contributo del vento è minore delle attese. È la siccità eolica (wind drought) che sta facendo impazzire le società eoliche del Mare del Nord. Le materie prime energetiche scarseggiano, non solamente il gas ma anche il litio per le auto elettriche e i sistemi di continuità, e in Serbia i comitati nimby protestano contro la miniera enorme che vuole aprire la multinazionale Rio Tinto.

Il nucleare francese invecchia ed esige fermate di salute sempre più frequenti, fermate che potrebbero dare ricadute sulla disponibilità di corrente sulla linea d’importazione fra Grand’Ile-Rondissone (Torino). Si spengono le grandi e potenti centrali di una volta, come quelle a carbone, garanzia di inerzia e tenuta anche in caso di impazzimenti di tensione e frequenza della corrente, sostituite da una dispersione di tantissimi piccoli impianti, e diminuisce la stabilità dell’alta tensione. In attesa di batterie potenti che consolidino il sistema elettrico, si programmano centrali a gas.

Costi in crescita, investimenti paralizzati

Ciò porta un aumento accelerato dei costi, paralizza gli investimenti già pianificati nelle vecchie energie fossili, i cui ritorni sono lunghi decenni, e porta una possibile mancanza di adeguate risorse energetiche in futuro, «soprattutto se i grandi sviluppi nelle energie rinnovabili e nei vettori energetici non raggiungeranno in tempo gli ambiziosi obiettivi», avverte Clerici del World energy council. «E tale rischio potenziale, non solo per i prezzi, ma per la sicurezza e la qualità degli approvvigionamenti energetici, potrà avere seri impatti».

I costi ricadono sui consumatori spesso in modo invisibile, come in Italia il raddoppio dei valori del mercato per riuscire a tenere in bilanciamento la rete elettrica italiana. Non è un caso che la Banca centrale europea l’altro giorno abbia ammonito sul rischio di inflazione indotto dalla corsa all’energia verde, come protestava giovedì anche l’europarlamentare leghista Paolo Borchia.

In allarme anche gli industriali siderurgici. C’è chi guarda al progetto Interconnector appena confermato dalla Legge di Bilancio, cioè le grandi linee private di alta tensione, e chi ragiona sull’interrompibilità, cioè sulle tariffe elettriche scontatissime in cambio di poter subire interruzioni improvvise di corrente. Antonio Gozzi, vicepresidente della Federacciai, ha raccolto i dubbi di diverse acciaierie dell’Alta Italia: «Molti di noi si chiedono se il corrispettivo economico dell’interrompibilità è adeguato; noi mettiamo a disposizione un carico elettrico da 2.500 megawatt pronto a essere staccato in 200 millisecondi in caso di crisi della rete di alta tensione, è come se fossimo una centrale elettrica pronta a entrare in funzione, ma per molti il valore in contraccambio non ci conviene più, perché ogni distacco rischia di far perdere una fusione di centinaia di tonnellate di acciaio»,osserva Gozzi.

Secondo Clerici del Wec, «per contrastare la variabilità e l’intermittenza degli impianti eolici e solari si prevedono nel 2050 circa 16 miliardi di chilowattora di sistemi di accumulo a batteria, oltre a un significativo supporto dalle batterie di milioni di veicoli elettrici quando connessi alla rete. Tuttavia, nessun dispositivo collegato tramite inverter può fornire un contributo alla potenza di cortocircuito e all’inerzia del sistema elettrico necessaria per controllare variazioni rapide di frequenza e la stabilità complessiva».

IlSole24ore

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