Senato: “Maternità & Coraggio”. Sbai “La povertà non giustifica togliere un minore alla propria madre”

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Nel pomeriggio di oggi, venerdì 6 maggio, si è tenuta in Senato, presso la Sala “Caduti di Nassirya”,  la conferenza stampa “Maternità e Coraggio”, voluta dalla Senatrice Paola Binetti dell’Udc, del cui Dipartimento Pari Opportunità è responsabile.

In questa occasione sono state premiate per il loro impegno alcune donne scelte dalle tre relatrici Souad Sbai, giornalista, scrittrice, già parlamentare, presidente delle Comunità delle Donne Marocchine in Italia (ACMID – DONNA Onlus), un’associazione che da anni si batte per i diritti delle donne arabe e musulmane ma non solo, e membro dell’Osservatorio per la parità di genere del Ministero della Cultura; Patrizia Innocenti, presidente della Fondazione “Oikia” e Vicepresidente di “Convivium Africa Onlus” ed Andreea Arnautu, presidente di “OneEurope Onlus”.

Andreea Arnautu

Adriana Cantiani

Le premiate per Acmid Donna Onlus scelte da Souad Sbai, sono state Adriana Cantiani, ambasciatrice di pace responsabile del numero verde “Mai Più Sola” che risponde in 4 lingue a sostegno delle donne immigrate e no che chiedono aiuto e sostegno; Laila Maher (foto in basso, ndr), presidente della confederazione dei marocchini in Italia e ambasciatrice di pace e Maria De Sousa, giornalista caporedattrice della rivista “W All Women Magazine”.

Laila Maher

Souad Sbai è intervenuta sulla questione dei bambini sottratti alle madri dai padri dopo la fine della relazione e l’ha proposta alla Senatrice Binetti perché venga approfondita.

Sbai si occupa del tema da anni e ha tanti bambini da seguire. Ammette con un sorriso che è “dura, durissima”, perché li segue fino alla maturità, “se non finiscono in altre mani”, cioè se non li tolgono alle madri, per affidarli ad altri. Per il momento i bambini “ufficiali” che segue, sono ben 14: bambini che sono stati “rapiti dall’Italia” alla madre e portati nel Paese di provenienza del padre. Alcune madri non hanno visto i figli per diversi anni e magari, quando sono stati sottratti loro, erano davvero molto piccoli: un inferno!

Souad Sbai si è recata di persona nello Stato in cui si trovavano ed è riuscita a riportarli alle loro mamme. Per loro è diventata una “zia” (la chiamano così). Lo è anche per le madri, in fondo, donne immigrate, che si trovano in una situazione di fragilità immensa, perché sono isolate e non hanno neanche più rapporti col Paese d’origine.

Spesso, inoltre, i bambini vengono sottratti alle madri per motivi di povertà: vengono gli assistenti sociali e ci si imbarca in processi che non arrivano mai. Due donne che ha seguito Souad, stremate, hanno rischiato persino la vità in casi del genere. Perciò la presidente di Acmid-Donna ha auspicato che alla Camera e al Senato si affronti il problema e queste donne vengano aiutate. Lo fanno già altri Paesi, come Francia e Paesi Bassi. “La povertà non vuol dire non essere una buona madre”, ha sottolineato l’ex parlamentare; non lo vuole dire neanche la mancanza di integrazione.

Eppure ci sono tante madri a cui lo stesso Stato ha sottratto i figli e l’appello è che ciò non avvenga. Sbai (che ovviamente è la prima a dire di togliere i figli alle famiglie, se c’è violenza!) sta seguendo attualmente una ventina di casi.

Quando avvengono qui, possono essere anche paradossalmente più difficili da risolvere, rispetto a quando un bambino viene portato dal padre nel Paese d’origine; perché spesso si incontrano assistenti sociali che non capiscono la mentalità delle donne, delle madri che hanno di fronte, il loro disagio, il loro modo di esprimersi e il loro atteggiamento.

Bisogna, conclude Souad Sbai, mettere le ragazze (tutte) nelle condizioni di affrontare la maternità con serenità, perché tante sono le responsabilità che devono affrontare, quando si creano una famiglia.

A proposito di questo è intervenuta anche la Senatrice Binetti, che ha dichiarato: “Nel nostro Paese la conciliazione tra lavoro e famiglia continua troppo spesso a essere un optional. Le madri lavoratrici in troppe circostanze vengono private dei loro diritti fondamentali e questo non è più tollerabile. Ci siamo dotati finalmente di una riforma organica che si occupa della famiglia in maniera molto precisa e puntuale: il Family Act. Tuttavia, accanto alle buone leggi serve l’applicazione concreta. Bisogna investire il più rapidamente possibile sull’implementazione degli asili nido e su tutti quei servizi essenziali per il supporto delle famiglie, come l’educazione non formale. Il Family Act deve essere applicato in maniera concreta. Urgono nuovi asili nido, il potenziamento della catena dei servizi a supporto delle famiglie, e una revisione del sistema dei congedi che spettano ai papà. Supportando loro si sostengono anche le mamme”. La senatrice ha presentato uno spazio web con protagoniste madri lavoratrici, che troppo spesso, si vedono negare i loro principali diritti, come tra l’altro in altri Paesi europei non avviene.

Di Alessandra Boga

 

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