Avevamo ragione noi colpiti da fatwa e diffamazione: le mani dei Fratelli Musulmani sull’Italia e sull’Europa

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Francesca Totolo - fatwa

Avevamo ragione noi colpiti da fatwa e diffamazione: le mani dei Fratelli Musulmani sull’Italia e sull’Europa – Streghe da mettere al rogo, infedeli da condannare con la fatwa, islamofobi, diffamatori da
indurre al silenzio con querele temerarie, ecco come sono stati definiti coloro che da anni denunciano le ingerenze dei Fratelli Musulmani in Italia e in Europa. Invece, avevano ragione loro, avevamo ragione noi, come dimostrato dallo scandalo Qatargate e dal libro “Qatar papers”. Dalla compravendita degli eurodeputati ai finanziamenti ricevuti dai centri islamici più radicali, il Qatar ha cercato di interferire nelle politiche del Vecchio Continente, grazie anche alla sponda di partiti compiacenti che hanno ingaggiato nelle loro fila esponenti dell’islam politico.

Souad Sbai, Maryan Ismail, Magdi Allam, giornalisti de La Verità, giornalisti di Libero Quotidiano, giornalisti de Il Giornale e la sottoscritta sono solo alcuni degli italiani perseguitati perché mettevano in guardia dal pericolo islamista della Fratellanza Musulmana. Dai foreign fighter vicini a certe associazioni islamiche italiane e arruolati nelle truppe dell’Isis alla radicalizzazione dei musulmani in alcune moschee, passando per contestati bandi del Comune di Milano, avevamo già documentato la minaccia dal Qatar, Paese che aveva pure finanziato gli estremisti islamici in Siria. Immagini, video, bonifici elencati nel libro “Qatar papers”, manifestazioni a sostegno dei miliziani jihadisti, tutto era già stato detto, tutto era già stato scritto in tempi non sospetti. Ora lo scandalo delle mazzette del Qatar agli europarlamentari di una certa sinistra e non, ha fatto esplodere quella bomba della quale avevamo già indicato la miccia. Non siamo mai stati visionari, islamofobi e diffamatori o fuori di testa, solo un gruppo di italiani che, attraverso ricerche,  analisi, e duro lavoro, cercava di mettere in guardia la nostra Nazione. Per tutti noi, certamente non valeva quell’articolo 21 della Costituzione tanto declamato da Roberto Benigni a Sanremo.
Hanno cercato di zittire Maryan Ismail, ex esponente del Partito Democratico, che ha conosciuto molto bene l’islamismo a causa di un attentato terroristico in cui perse la vita il fratello in Somalia. La Ismail è stata pure denunciata dal Pd perché aveva messo in luce i rapporti stretti tra il partito e gli esponenti della Fratellanza Musulmana, tra questi Sumaya Abdel Qader, candidata dem alle comunali di Milano del 2016. La denuncia fu poi archiviata perché effettivamente la Abdel Qader aveva fatto parte della Fioe (Federation of islamic organisations in Europe), federazione europea emanazione del Fratelli Musulmani.
Hanno messo sul patibolo Souad Sbai, colpevole di aver denunciato il proselitismo di matrice islamista e di essersi opposta allo strapotere di certe organizzazioni musulmane italiane. L’onorevole Souad Sbai della Lega è stata minacciata di morte dagli islamisti diverse volte.
L’ultima nel maggio del 2021, quando un imam, già detenuto ad Alessandria, esortò i suoi seguaci alla decapitazione della donna e di un magistrato della procura di Torino. Nel 2018, inspiegabilmente è stata tolta la scorta alla Sbai da un giorno all’altro, subito dopo l’uscita di Marco Minniti dal ministero dell’Interno. Hanno crocifisso Magdi Allam, reo di essersi convertito al cattolicesimo e di aver svelato la violenza dell’islam politico. Da 20 anni, il giornalista vive sotto scorta.
Hanno screditato ed emesso una fatwa mediatica contro la sottoscritta, responsabile di aver documentato la minaccia dei Fratelli Musulmani.

Una sorta di filo rosso ha sempre legato un’ala del Pd ai Fratelli Musulmani, i quali hanno trovato la loro fonte economica principale nel Qatar. Come è stato svelato in “Qatar papers”, l’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), è la referente italiana di quella organizzazione islamica. Dalla Qatar Charity, ha ricevuto 30 milioni per la creazione di moschee e centri di preghiera. Nonostante sia stata da sempre avversata dall’islam moderato italiano, l’Ucoii è diventata la voce più autorevole dei governi e delle amministrazioni di alcuni esponenti del Partito Democratico. A conferma di tale stretto legame, è stata la firma dell’allora ministro della giustizia Andrea Orlando alla convezione che affidava proprio all’Ucoii la prevenzione della penetrazione nelle carceri dell’islam radicale. È stato pure il “Patto nazionale sull’islam” del 2017 che ha scelto tale organizzazione come interlocutore ufficiale dei governi italiani.
Ora la bomba è deflagrata, cadendo così gli anatemi di islamofobia emessi contro chi aveva già denunciato la minaccia targata Qatar. È giunto il momento che il governo del presidente Giorgia Meloni istituisca una commissione per verificare le ingerenze dei Fratelli Musulmani in Italia. Ogni bando comunale e ogni convenzione dei precedenti governi devono essere passati sotto una lente d’ingrandimento per appurare i possibili rischi derivanti dall’estremismo islamista. Il governo non può sottrarsi a questa responsabilità. Lo deve anche a chi da anni combatte, a rischio della propria incolumità, le ingerenze dell’islam politico sulla nostra Nazione. Lo deve a tutti noi che non abbiamo mai fatto un passo indietro.

Di Francesca Totolo

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