“Il caso Shalabayeva ricorda, per certi aspetti, vicende simili del passato. Ancora una volta, servitori dello Stato sono stati condannati forse a causa di una gestione politica poco chiara. Se quanto emerso dovesse trovare conferma, Mukhtar Ablyazov era ricercato come criminale internazionale e la procedura di espulsione della moglie andrebbe contestualizzata nell’ambito della ricerca di un latitante da parte delle autorità italiane.
Con tutti i dovuti distinguo, le condanne di Maurizio Improta e Renato Cortese, servitori dello Stato che hanno assicurato alla giustizia pericolosi latitanti, ricordano le vicende di altri servitori dello Stato rimasti coinvolti nel caso Abu Omar. In quella circostanza furono smantellati i vertici dei servizi segreti che subirono un processo. Ma ancora oggi, la verità sul rapimento dell’ex iman di Milano è coperta dal segreto di stato. Le istituzioni si impegnino a chiarire il ruolo di Mukhtar Ablyazov, perché non si trasformi in un’altro mistero italiano”. Lo dichiara Souad Sbai, ex parlamentare Pdl.
Caso Shalabayeva, Sbai: “Un altro caso Abu Omar?

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