Escalation nel Golfo: droni e missili colpiscono gli Emirati Arabi Uniti, cresce la tensione con l’Iran

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Nuova escalation nel Golfo Persico, dove gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato un attacco coordinato condotto con droni e missili da crociera attribuito all’Iran. Si tratta dei primi attacchi diretti di Teheran in oltre un mese, un segnale che rischia di compromettere la fragile tregua raggiunta ad aprile.

L’episodio più grave si è verificato a Fujairah, snodo strategico affacciato sullo Stretto di Hormuz, dove un attacco con droni ha provocato un incendio in un impianto petrolifero. Tre lavoratori, di nazionalità indiana, sono rimasti feriti e trasportati in ospedale con lesioni di media entità.

Secondo il Ministero della Difesa emiratino, ulteriori missili da crociera sono stati lanciati verso diverse aree del Paese: tre sono stati intercettati nelle acque territoriali, mentre un quarto è caduto in mare. Le autorità hanno attivato per la prima volta sistemi di allerta diretta sui telefoni cellulari della popolazione dall’entrata in vigore del cessate il fuoco.

La risposta ufficiale di Abu Dhabi non si è fatta attendere. Il Ministero degli Affari Esteri ha definito l’attacco “una pericolosa escalation e una trasgressione inaccettabile”, sottolineando che il Paese “si riserva il diritto legittimo di rispondere”.

L’offensiva arriva in un momento particolarmente delicato. Solo poche settimane fa, l’8 aprile, era stato raggiunto un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, dopo mesi di tensioni culminate nell’attacco israelo-americano del 28 febbraio contro obiettivi a Teheran. La tregua aveva temporaneamente ridotto gli attacchi nel Golfo, ma gli eventi delle ultime ore suggeriscono un ritorno a un clima di instabilità.

Le tensioni si estendono anche oltre i confini emiratini. Nella città costiera di Bukha, in Oman, due persone sono rimaste ferite in un attacco contro un edificio residenziale, anche se le autorità non hanno ancora chiarito responsabilità e dinamiche.

Il conflitto sta già producendo effetti significativi sulla sicurezza e sull’economia della regione. Gli Emirati, alleati strategici di Washington e situati a ridosso dell’Iran, risultano tra i principali bersagli: dall’inizio delle ostilità avrebbero subito oltre 2.800 attacchi tra missili e droni.

Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha annunciato l’avvio di un’operazione militare finalizzata a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più cruciali al mondo.

L’impatto economico è già evidente. A Dubai, uno dei principali hub globali per il traffico aereo, il flusso di passeggeri è crollato di circa due terzi nel mese di marzo rispetto all’anno precedente. Un segnale chiaro di quanto l’instabilità stia incidendo su commercio e mobilità internazionale.

A peggiorare il quadro, un ulteriore attacco con droni ha colpito domenica una petroliera emiratina nello Stretto di Hormuz, episodio che ha suscitato una dura condanna da parte delle autorità.

Il rischio, ora, è quello di una spirale difficile da contenere. Con infrastrutture energetiche nel mirino, rotte marittime sotto pressione e una tregua sempre più fragile, il Golfo torna a essere uno dei principali punti critici della sicurezza globale.

Alessandro Bertoldi

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