MAFIA: NORDIO, ‘FALCONE E BORSELLINO MAGISTRATI SVINCOLATI DA OGNI PARROCCHIA IDEOLOGICA’

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MAFIA: NORDIO, ‘FALCONE E BORSELLINO MAGISTRATI SVINCOLATI DA OGNI PARROCCHIA IDEOLOGICA’

“Falcone e Borsellino erano stati chiamati all’Ufficio Istruzione di Palermo agli inizi degli anni 80 da Rocco Chinnici, che poco dopo sarebbe stato ucciso in un attentato con un’autobomba. Costituirono il primo ”pool ” di magistrati investito del compito di indagare i mafiosi con criteri nuovi, ispirati al coordinamento e a una lungimiranza strategica, nella convinzione che la tradizionale delinquenza isolana si stava organizzando con criteri professionali e gerarchie definite, insinuandosi nei rapporti tra malavita e finanza, e tra quest’ultima e la politica. I due indagarono in Europa e oltreoceano, acquisirono documenti riservati e conti bancari, e soprattutto ascoltarono vari pentiti, distinguendo abilmente quelli veri da quelli falsi”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio ricorda, al l’aula bunker di Palermo i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Fu un lavoro monumentale, ma quando nel febbraio del 1986 i 460 imputati vennero portati alla sbarra, le prove erano solide. Il 16 dicembre 1987 dopo decine di udienze e 36 giorni di camera di consiglio la Corte d’Assise di Palermo irrogò una serie di condanne severe – dice Nordio – Per prima volta, nella storia del Paese, Cosa Nostra era stata decapitata con la sola forza del diritto e nel rispetto della legalità costituzionale”.
“Il simbolo di questa impresa vittoriosa fu Giovanni Falcone, ma il nome di Borsellino gli fu sempre associato, prima come un complemento necessario e poi come naturale e legittimo erede – prosegue Nordio –
Questo successo, come talvolta accade, fu seguito da polemiche corrosive. Falcone e Borsellino erano magistrati svincolati da ogni parrocchia ideologica, e motivati esclusivamente dal rispetto della legge. Ed è doloroso ricordare che proprio da una parte della magistratura furono formulate, nei confronti di Falcone, critiche e insinuazioni che ne addolorarono l’ultimo periodo di vita. Egli tuttavia non si arrese, ed elaborò il progetto di una struttura unica, con competenza nazionale, per indagare sulla invadenza mafiosa.
Purtroppo non fu lui a esserne il primo reggitore: sopportò questa umiliazione con la virtù dei forti, e l’ironia degli intelligenti”.
(Ter/Adnkronos)

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