Invecchiamento: somministrata per la prima volta terapia che ringiovanisce le cellule

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Life Biosciences ha annunciato di aver somministrato la sua terapia a base di riprogrammazione epigenetica parziale al primo essere umano in assoluto.

Un paziente con glaucoma entra in una clinica, riceve un’iniezione nell’occhio e inizia a prendere un antibiotico. Non sappiamo il suo nome. Sappiamo che ha accettato di essere il primo essere umano nella storia a ricevere una terapia progettata per far tornare giovani le proprie cellule e che da questo momento porta nel proprio occhio tre geni capaci, almeno nei topi e nelle scimmie, di invertire l’invecchiamento cellulare. Niente di straordinario, in apparenza. Tutto di straordinario, nella sostanza.

Anche se si tratta di una sperimentazione clinica di Fase 1- registrata presso i National Institutes of Health (Nih) americani, con un protocollo preciso e obiettivi misurabili- quello che si sta testando tocca uno dei sogni più antichi della medicina: far tornare giovani le cellule vecchie.

La società biotecnologica Life Biosciences, con sede a Boston, ha trattato il primo partecipante di uno studio clinico che utilizza una terapia genica – denominata ER-100 – per tentare di invertire il danno al nervo ottico causato dal glaucoma. Il meccanismo si basa sull’attivazione di tre geni che sembrano essere in grado di «riprogrammare parzialmente» le cellule invecchiate, riportandole a comportarsi come se fossero più giovani.

La storia di ER-100 inizia in un laboratorio della Harvard Medical School. Nel 2020, il gruppo del professor David Sinclair – cofondatore della stessa Life Biosciences – pubblicò sulla rivista Nature uno studio che fece scalpore: attivando solo tre dei quattro cosiddetti «fattori di Yamanaka» (Oct4, Sox2 e Klf4) nei topi con nervi ottici danneggiati, i ricercatori riuscirono a promuovere la rigenerazione neuronale e a invertire la perdita della vista. Lo studio finì sulla copertina di Nature e accese l’interesse mondiale per la riprogrammazione epigenetica parziale come base per nuove terapie geniche.

Da quella pubblicazione, Life Biosciences ha lavorato per anni a tradurre quei risultati in un farmaco somministrabile agli esseri umani. Nel 2024, l’azienda presentò nuovi dati al congresso annuale dell’American Association of Ophthalmology a Chicago, confermando i risultati in primati non umani e approfondendo le conoscenze sul dosaggio e sui tempi del trattamento. Il 28 gennaio 2026, la Fda ha autorizzato l’avvio della sperimentazione clinica, sgomberando il campo all’unica terapia di ringiovanimento cellulare tramite riprogrammazione epigenetica ad aver mai raggiunto l’uomo.

La terapia utilizza un virus modificato – un vettore Aav, comunemente impiegato nelle terapie geniche – per consegnare le istruzioni genetiche per la produzione delle tre proteine direttamente nelle cellule gangliari della retina, quelle i cui prolungamenti formano il nervo ottico. Il virus è stato ingegnerizzato per non poter causare malattie infettive. Una volta iniettato, i geni restano silenti finché il paziente non assume doxiciclina per via orale per 56 giorni, che funge da “interruttore” per attivarli. Se il farmaco viene sospeso, i geni si spengono. Un sistema di controllo pensato proprio per minimizzare i rischi.

La scelta di escludere il quarto fattore di Yamanaka, c-Myc – associato alla crescita cellulare incontrollata – è intenzionale: serve a ridurre il rischio di tumori che ha storicamente frenato questo filone di ricerca.

Lo studio di Fase 1 valuterà la sicurezza e la tollerabilità di una singola dose di ER-100 in adulti con glaucoma ad angolo aperto e con Naion (Neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica), una condizione più rara e acuta che causa anch’essa danni al nervo ottico. Fino a 12 partecipanti verranno trattati con due livelli di dosaggio diversi e seguiti per 5 anni. L’obiettivo primario non è, almeno per ora, ringiovanire l’intero organismo, ma dimostrare che l’approccio è sicuro e che i neuroni del nervo ottico – che normalmente non si rigenerano negli adulti – possano essere indotti a farlo. L’occhio è stato scelto anche per ragioni strategiche di sicurezza: eventuali effetti indesiderati resterebbero localizzati, senza conseguenze sistemiche potenzialmente letali.

Nonostante l’entusiasmo, la comunità scientifica invita alla prudenza. «La riprogrammazione ha un grande potenziale se può essere utilizzata in modo sicuro nelle persone -, afferma Matt Kaeberlein, cofondatore di Optispan, società di medicina preventiva focalizzata sulla longevità con sede a Seattle -. Ma la tecnologia è ancora molto precoce e il rischio di effetti collaterali catastrofici è alto».

Di fatto, questo primo meccanismo, se sarà confermato sicuro, potrebbe riscrivere il modo in cui la medicina affronta l’invecchiamento.

ilsole24ore

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