TUTTI UGUALI I MALATI DIVERSI

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malati
Ci sono momenti della vita in cui diventano prevalenti i temi che riguardano le persone.
Siamo immersi in una realtà planetaria, una comune condizione esistenziale intergenerazionale. Sembra che la cultura, la civiltà, i valori universali si stiano definitivamente ammalando.
In questo particolare momento della storia dell’umanità stanno emergendo i resti del nostro odio, i nostri pregiudizi, le nostre intolleranze.
Questo periodo non viene dal nulla, questo periodo è parte integrante di una serie di eventi
drammatici del nostro pianeta. E’ il risultato delle profonde ingiustizie e disuguaglianze, delle prepotenze e del libero arbitrio da parte di coloro che sfruttano milioni di persone.
Crediamo di essere tanto intelligenti e, presi dalle nostre verità fumose, non siamo in grado di renderci conto che stiamo tagliando il ramo sul quale siamo comodamente seduti.
Abbiamo voglia giustificata di tornare alla normalità, ma non vogliamo essere normali.
Ed essere normali significa avere rispetto per gli altri, rinunciare a qualsiasi forma di violenza, contrastare ogni forma di ingiustizia e prevaricazione. E’ questa la normalità, la speciale normalità.
Stiamo diventando testimoni muti e vittime dei pin e delle password, dimenticando il valore e l’identità di chi ci è accanto. Se si riducesse l’idea dell’io e si allargasse lo sguardo di “vincere in presenza” sarebbe già un primo e importante passo. Stare in presenza come camminare insieme e stare in presenza come conoscenza del presente per costruire il futuro.
Nei momenti di passaggio, di crisi e di transizione c’è tanto da imparare, pertanto, vale la pena soffermarsi e riflettere sugli errori e sui possibili cambiamenti per trarre nuovi orizzonti di senso.
Bisogna farlo presto, prima che l’altro da noi diventi un costante concorrente, non solo in campo lavorativo ma anche in campo umano. Un concorrente con cui litigare illudendoci che al termine del litigio diventiamo beneficiari del tempo del lusso.
La litigiosità non potrà mai essere proposta come soluzione a tali condizioni.
Per esistere, ogni persona ha bisogno di ricercare e affermare un significato oggettivo del reale
La ragione, il bisogno di riconoscimento, la scoperta della persona come essere umano, il dialogo esistenziale; sono le uniche soluzioni concrete per opporsi al malessere determinato da un evidente clima sociale
virulento e un pò depresso.
Ciò comporta un vero e proprio decentramento da sé, ovvero, da parte di chi si dispone empaticamente esclusivamente verso se stesso.
Ora più che mai c’è bisogno di valorizzare tutte le esperienze positive e umane, basate sulla solidarietà e sulla non violenza, con l’auspicio che da questo momento buio possa sorgere qualcosa di nuovo.
Abbiamo bisogno di un presente e di un divenire collettivo, del benessere comune e delle cure per tutti.
Come è noto un virus non è in grado di vivere senza sfruttare almeno una cellula che gli permetta di adoperare
tutto il suo apparato sintetico. La mia speranza è che alcune persone non continuino ad adottare lo stesso comportamento del virus nei confronti di altri milioni di persone.
Francesco Barone

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