Firenze – Alzare la posta evocando lo scontro, intanto armandosi. Lasciare passare il tempo, assistere e concentrarsi su di sé, perché in fondo non mi riguarda. Sono due atteggiamenti complementari votati al fallimento. La tensione russo-ucraina è alta, è un cavo scoperto, ma non è poi così lontano; non solo sotto il profilo geopolitico, ma nelle nostre case, dove abitano anche ucraini, con tante badanti accanto ai nostri anziani, e russi. Non di rado qualcuno è nato nella stessa città, ma dopo la vicenda della Crimea nel 2014, chi ha preso un passaporto, chi un altro. Anche a Firenze, proprio all’indomani della Settimana per l’unità dei cristiani, si è accolto l’invito di Papa Francesco a pregare per scongiurare la violenza in Ucraina, terra che è uscita dalla seconda guerra mondiale lasciandosi alle spalle oltre quattro milioni di morti (più di un milione ebrei): la giornata di preghiera è stata una scossa per svegliarsi, non sottovalutare, cercare pacificatori e soluzioni. C’è una strada locale ed è quella che sperimentano i circa 2300 ucraini e 759 russi nella città metropolitana di Firenze, in un’attesa dolorosa; qualcuno percorso da sentimenti nazionalisti ma in fondo consapevole che i propri figli non sono più invulnerabili di quelli degli altri. Anche a questo livello si può e si deve provare a coinvolgere tutti in uno sguardo pacifico e dissociato dalla violenza.
Michele Brancale
Crisi in Europa Orientale, a Firenze russi e ucraini pregano insieme

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