Di fronte alle crescenti sfide legate allo stress idrico e alla domanda energetica, il Marocco punta sul fotovoltaico galleggiante come soluzione innovativa capace di coniugare produzione di energia pulita e preservazione delle risorse idriche. Lo rivela uno studio recente realizzato da ricercatori marocchini, secondo cui le superfici dei bacini artificiali del Regno offrono un potenziale strategico significativo.
Lo studio, condotto su 58 dighe marocchine con una superficie complessiva di circa 433 chilometri quadrati, evidenzia che questi invasi perdono ogni anno quasi 909 milioni di metri cubi d’acqua a causa dell’evaporazione. Secondo i ricercatori, coprire appena l’1% della superficie delle dighe con pannelli solari galleggianti potrebbe contribuire in modo significativo al fabbisogno energetico nazionale, mentre una copertura del 40% permetterebbe teoricamente di soddisfare l’intera domanda elettrica del Paese.
Oltre alla produzione di elettricità rinnovabile, questa tecnologia consentirebbe di ridurre sensibilmente l’evaporazione dell’acqua, con un calo stimato tra il 25% e il 60% a seconda delle condizioni climatiche. I pannelli installati sull’acqua beneficiano inoltre di un raffreddamento naturale che ne migliora l’efficienza energetica fino al 2% rispetto agli impianti terrestri.
Tra i siti più esposti al fenomeno dell’evaporazione figura la diga di Al Wahda, che registra perdite annuali stimate in oltre 183 milioni di metri cubi d’acqua. Gli autori dello studio sottolineano quindi l’urgenza di accelerare soluzioni innovative in un contesto segnato da periodi di siccità sempre più frequenti.
Il Marocco ha già avviato alcuni progetti pilota nel settore, tra cui la centrale galleggiante di Sidi Slimane, da 360 kilowatt, e il progetto della diga di Oued Rmel, vicino Tangeri, con una capacità prevista di 13 megawatt destinata a coprire circa il 14% del fabbisogno energetico del porto Tanger Med.
Questa strategia rientra nell’obiettivo nazionale del Regno di portare al 52% la quota delle energie rinnovabili nel mix energetico entro il 2030. Grazie a oltre 3.000 ore di sole all’anno e a una rapida crescita delle capacità verdi installate, il Marocco punta a consolidare la propria posizione di hub regionale della transizione energetica.
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