Sahara Occidentale: l’attacco del Polisario scuote i negoziati Onu, cresce il timore di un’escalation

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L’attacco missilistico lanciato il 5 maggio dal Fronte Polisario nei pressi della città di Smara, nel Sahara Occidentale controllato dal Marocco, rischia di trasformarsi in uno dei momenti più delicati del nuovo ciclo negoziale promosso dalle Nazioni Unite. A confermarlo è la sequenza, piuttosto rara, di reazioni internazionali seguite all’episodio: dopo la condanna degli Stati Uniti, sono intervenuti anche la Francia, la Missione Onu per il referendum nel Sahara Occidentale (Minurso) e direttamente l’inviato personale del segretario generale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, “co-presidente” del tavolo dei negoziati.

Secondo quanto ricostruito da “Agenzia Nova“, il Polisario avrebbe lanciato due razzi di tipo Grad verso l’area di Smara, oltre il cosiddetto “muro di sabbia” marocchino che divide il territorio conteso. Il movimento saharawi ha rivendicato l’attacco presentandolo come un’azione contro “postazioni nelle profondità del dispositivo delle forze di occupazione” nella zona di Smara, sostenendo di aver inflitto “pesanti perdite” alle forze marocchine. I razzi, in realtà, sono caduti nei pressi di un cimitero e di una prigione, abbastanza lontano da una base militare marocchina, provocando il ferimento agli arti di una donna. Pur avendo causato danni limitati sul piano militare, l’episodio viene considerato particolarmente grave per il contesto politico in cui si inserisce.

La Francia ha condannato formalmente “l’attacco rivendicato dal Fronte Polisario contro la città di Smara”, affermando che “minaccia la stabilità regionale e compromette il processo negoziale avviato dopo l’adozione della risoluzione 2797 del Consiglio di sicurezza”. Parigi ha inoltre ribadito il proprio sostegno al piano marocchino di autonomia come “unica base” per una soluzione politica “giusta, duratura e reciprocamente accettabile”. Anche la Minurso ha espresso “profonda preoccupazione” per il lancio di razzi in aree civili, invitando le parti a evitare qualsiasi azione suscettibile di compromettere il processo politico. Ancora più significativo viene considerato l’intervento diretto di de Mistura, che normalmente evita di commentare incidenti tattici sul terreno lasciando spazio operativo alla missione Onu. “Questo è il momento del dialogo e dei negoziati, non dell’escalation militare”, ha dichiarato l’inviato delle Nazioni Unite, aggiungendo che tali attacchi “evidenziano l’urgenza di tornare al cessate il fuoco e negoziare”.

Secondo diverse letture diplomatiche, l’attacco del Polisario appare meno come un tentativo di alterare gli equilibri militari sul terreno e più come un messaggio politico rivolto al tavolo negoziale. Negli ultimi mesi, infatti, il processo promosso dalle Nazioni Unite e sostenuto dagli Stati Uniti ha registrato progressi considerati senza precedenti da anni, con la ripresa di colloqui diretti tra Marocco, Fronte Polisario, Algeria e Mauritania a livello interministeriale. In questo contesto, il Polisario si troverebbe nella necessità di dimostrare di non negoziare da una posizione di debolezza, soprattutto mentre il quadro internazionale sembra progressivamente spostarsi a favore del Marocco. Il riconoscimento statunitense della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, il sostegno espresso da Francia e Spagna al piano di autonomia e il crescente isolamento diplomatico della Repubblica araba saharawi democratica (Rasd) hanno contribuito ad alimentare la percezione di uno squilibrio negoziale.

L’attacco sembra rientrare in una logica simile a quella adottata negli ultimi mesi da altri attori regionali vicini all’asse iraniano: dimostrare capacità di pressione e di disturbo senza puntare necessariamente a uno scontro aperto. Un messaggio calibrato più sul piano simbolico e psicologico che su quello strettamente militare. Proprio questa dimensione, tuttavia, rende la situazione potenzialmente instabile. Il rischio principale riguarda infatti la possibile reazione marocchina. Rabat potrebbe scegliere di utilizzare moderazione, rafforzando la propria immagine di interlocutore responsabile nel quadro negoziale sostenuto dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti. Ma esiste anche il timore che una risposta militare più dura possa innescare una nuova spirale di violenza lungo il muro difensivo che divide il territorio conteso, congelando o facendo deragliare il negoziato che stava vedendo spiragli senza precedenti.

L’attuale fase diplomatica viene considerata una delle più avanzate degli ultimi anni. La risoluzione 2797 adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nell’ottobre scorso ha introdotto un quadro negoziale esplicitamente ancorato alla proposta marocchina di autonomia del 2007, pur lasciando aperta la possibilità di adattamenti condivisi. Negli ultimi mesi il Marocco ha inoltre presentato una versione ampliata del piano, mentre il Polisario ha avanzato osservazioni sui meccanismi di garanzia e di attuazione. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, le Nazioni Unite puntano ad arrivare entro l’autunno a un’intesa di principio o quantomeno a un accordo quadro sui parametri politici di una futura soluzione. In questo scenario, l’episodio di Smara viene percepito da diversi attori occidentali come un tentativo di sabotare o rallentare una fase negoziale che, per la prima volta dopo anni di stallo, sembra aver aperto spiragli concreti verso un possibile compromesso politico.

agenzianova

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