Saman Abbas: in aula primo braccio di ferro su richieste parti civili

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Saman Abbas: in aula primo braccio di ferro su richieste parti civili – Presentate tre istanze, ma per le difese solo in tre hanno i requisiti.

Primo braccio di ferro, nel processo per l’omicidio di Saman Abbas iniziato oggi a Reggio Emilia, sulle richieste di costituzione di parte civile. Si tratta di 23 istanze avanzate da enti e associazioni tra 5 posizioni che sembravano cristalizzate nell’udienza preliminare, come quelle di Comune di Novellara, Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii), Unione dei Comuni della Bassa Reggiana e associazione Penelope e 18 nuove richieste inoltrate stamattina.

Tuttavia per gli avvocati difensori dello zio e dei due cugini di Saman – imputati per l’omicidio e la soppressione del cadavere della giovane iniseme al padre della 18enne Shabbar Abbas (arrestato in Pakistan e in attesa di estradizione) e alla madre Nazia Shaeen (latitante) – quasi nessuno di coloro che ha chiesto di costituirsi parte civile avrebbe i requisiti per farlo.

Viene infatti richiamata la giurisprudenza che prevede in questi casi criteri alquanto stringenti, tra cui il legame con il territorio in cui i reati sono stati commessi, obiettivi statutari attinenti agli stessi e attività continuative in difesa degli interessi che si ritengono lesi. Ad uscire indenni da questa “tagliola” sarebbero in definitiva per le difese solo tre soggetti: l’associazione “Trama di terre” che si occupa del tema dei matrimoni forzati e gestisce il centro antiviolenza di Imola, l’associazione reggiana “Non da Sola” che nella “Casa delle donne” in città dà rifugio alle vittime di soprusi tra le mura domestiche e Saqib Ayub, il ragazzo con cui Saman voleva vivere rifiutando le nozze imposte dalla famiglia.

“Sub judice” sarebbero poi le posizioni dello Zonta international club che si vorrebbe costituire con le sue articolazioni locale di Reggio e nazionale, ma per le difese potrebbe farlo solo con la prima e del Comune di Novellara e dell’Unione dei Comuni della Bassa reggiana. Se venissero entrambe ammesse ci sarebbe il rischio di una duplicazione della richiesta del danno. Tutti e due gli enti locali lamentano infatti che è stata lesa l’attività di integrazione fatta dai servizi sociali sugli stranieri di seconda generazione. Ma poichè i servizi sociali sono stati in toto trasferiti all’Unione dei Comuni, solo questa avrebbe titolo per chiedere un risarcimento.

Particolarmente “eclatanti” sono invece le richieste delle difese di escludere l’associazione Penelope e tutte le “voci” del mondo islamico: l’Ucoii, la Confederazione delle comunità islamiche italiane e la Moschea di Roma. La presidente della Corte d’Assise di Reggio Cristina Beretti ha dunque una prima matassa, che si è riservata di sbrogliare il prossimo 17 febbraio. Allora si discuterà anche della posizione separata di Shabbar Abbas (a cui è stato notificato il decreto di rinvio a giudizio delle Autorità italiane) e chi non sarà stato ammesso come parte civile potrà eventualmente chiederlo di nuovo per quel filone processuale.

reggiosera

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