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Zainab Fasiki, l’“artivista” che vuole liberare le donne con i fumetti

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Zainab Fasiki

Zainab Fasiki, pioniera dei fumetti femministi in Marocco, tiene regolarmente dei seminari con cui incoraggia i giovani a mettere in campo il loro talento per il “cambiamento sociale”, finalizzato alla liberazione delle donne

Il suo ultimo intervento è stato a metà marzo, a Casablanca, quando ha riunito una dozzina di studenti e professionisti. La sua missione: aiutarli a trovare delle risposte creative alle reazioni tossiche generate dalla campagna contro lo stupro, chiamata #TaAnaMeToo, che in arabo vuol dire “anch’io”.

“Siamo qui per correggere questa cultura dello stupro, per cui la vittima merita di essere abusata, mentre il criminale è innocente”, ha detto, con gli occhi che non nascondono l’indignazione.

“Ora sta a te rispondere a un commento negativo!” Lo racconta ai partecipanti al workshop, prima di lasciarli lavorare, su tablet o su carta.

Zainab Fasiki, 26 anni, si definisce un’“artivista”, ossia insieme artista e attivista. Per lei “l’arte è un importante strumento di cambiamento, perché l’immagine ha potere, soprattutto sui social network”. Sempre pronta ad aiutare la causa delle donne, la designer ha realizzato delle illustrazioni per la web series #TaAnaMeToo, la struggente testimonianza di una donna marocchina di 22 anni, violentata per anni dal fratello, nella totale indifferenza dei suoi genitori.

A differenza del movimento #MeToo, le poche vittime che hanno accettato di raccontare nella serie gli abusi ricevuti hanno deciso di rimanere anonime. Per questo le loro voci sono state alterate e la loro storia è stata animata. Perché, al di là della “vergogna” e del rifiuto della famiglia, la denuncia di stupro può sfociare in procedimenti penali per aver fatto “sesso al di fuori dal matrimonio”, come ricorda Youssef Ziraoui, produttore della serie.

Zainab Fasiki dice di essere “diventata femminista all’età di 14 anni, quando sono arrivati ​​gli ormoni”, sentendo che spesso nel suo paese “essere donna è un peccato”. “C’è questa cultura dove l’uomo deve correggere la donna, guardare la donna, questo è il sistema patriarcale: l’uomo ci tratta come se non fossimo esseri umani responsabili delle proprie scelte”, ha spiegato. “Alcune femministe pensano che disegnare il corpo femminile nudo non serva alla causa. Io invece trovo che sia una rivoluzione, una resistenza di fronte a una storia basata sul patriarcato”.

Con il suo progetto “Hshouma”, un termine che raccoglie tutta la gamma dei significati dell’indecente, del vergognoso che circonda i corpi delle donne, Zainab Fasiki ha ampliato il suo pubblico in un paese in cui l’educazione sessuale rimane tabù. Non riuscendo a trovare un editore in Marocco, il suo libro è stato pubblicato a Parigi nel 2019 da Editions Massot e ripubblicato più volte, con “buone vendite” in Marocco, ha spiegato Florent Massot, il suo editore. “Zainab è molto coraggiosa”, è “sempre molto positiva quando viene insultata così tanto sui social media”, ha aggiunto.

L’artista sta ora preparando una “grande mostra” al museo di arte contemporanea di Tetouan e darà lezioni agli studenti dell’Ecole des Beaux-Arts. Con la sua formazione, Zainab Fasiki vuole “sviluppare la presenza femminile nell’arte”, che, secondo lei, implica soprattutto l’”aiutare le ragazze a sottrarsi al controllo delle loro famiglie”.

“Quando ho iniziato a postare sui social media, la mia famiglia mi ha detto ‘o lasci perdere oppure non sarai più considerata un membro della famiglia’, dice. E Zainab non si è fermata.

Ma, secondo lei, “questo tipo di controllo esercitato sui bambini che non fanno nulla di male se non vivere la loro passione, ha distrutto migliaia di talenti”.

Di Laila Maher

Tratto da LaPresse.ca 

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