Petrolio: perché può davvero arrivare a 100 dollari al barile

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Petrolio – Un conflitto, a seguito di un’invasione russa dell’Ucraina, farebbe balzare i prezzi ben oltre i 100 dollari. L’Opec+ sta aprendo i rubinetti con il contagocce e non sta dando i risultati sperati il ricorso degli Usa e di altri paesi alle riserve strategiche.

Ci sono alcuni elementi che stanno convincendo anche gli analisti più scettici che il petrolio possa, entro il primo trimestre di quest’anno se non prima, tornare a 100 dollari. Il primo fattore è rappresentato dalle tensioni geopolitiche tra Russia, Ucraina e Nato.

Un conflitto, a seguito di un’invasione russa dell’Ucraina, farebbe balzare i prezzi ben oltre i 100 dollari, perché la Russia è il terzo produttore di greggio al mondo e il secondo di gas. Le sanzioni poi toglierebbero dal mercato una bella fetta di greggio che spingerebbe i prezzi ancora più in alto.

Gli investitori in questo momento stanno dando quasi per scontato lo scoppio di un conflitto. A spaventare il mercato anche quanto affermato dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden e dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che si sono impegnati a cooperare per garantire la sicurezza energetica dell’Europa e dell’Ucraina.

“È probabile che il premio di rischio sul prezzo del petrolio sia ora di quasi 10 dollari al barile”, ha affermato Carsten Fritsch, analista delle materie prime di Commerzbank.

Il secondo elemento è dato dalla politica dell’Opec+ che sta portando avanti un incremento dell’offerta di 400.000 barili al giorno dalla scorsa estate.

Un livello troppo basso, sostengono molti osservatori, considerando che alcuni paesi facenti parte dell’organizzazione non stanno incrementando pro quota la produzione per problemi interni.

A poco sono serviti gli appelli dell’amministrazione Biden ora, e di quella Trump prima, per spingere ad aumentare l’offerta.

L’Opec+ sta aprendo i rubinetti con il contagocce e non sta dando i risultati sperati il ricorso degli Usa e di altri paesi alle riserve strategiche. 

Il mercato guarda anche a mercoledì prossimo, 2 febbraio quando si riunirà l’Opec+. Non sono previste grandi sorprese ed è probabile che l’organizzazione manterrà invariato il piano di aumenti di 40.000 barili anche a marzo.

Ad alimentare le tendenze rialziste anche le previsioni secondo cui la Cina, maggior importatore di greggio al mondo, potrebbe aumentare l’import del 7% quest’anno.

Agi

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