Elisabetta Gardini, la sfida di essere donna

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Elisabetta Gardini

di Elisabetta Gardini

Credo fermamente che la nostra civiltà abbia avuto inizio dal gesto eroico di Antigone, che sfida il potere per affermare la libertà di coscienza. Mi piace che sia una donna a proclamare fin dall’antica Grecia la superiorità delle leggi eterne scritte nel nostro cuore, perché le donne hanno forza e coraggio. Anzi, a loro è richiesto di avere più forza e coraggio …. Per questo non possiamo essere rinchiuse nel recinto di un solo giorno. Noi donne lo sappiamo fin troppo bene e proprio per questo accettiamo auguri e mimose con un sorriso.

Amo le donne e da sempre leggo con avidità tutto quello che le riguarda. Il mondo ha iniziato a cambiare quando le donne hanno iniziato a raccontarsi. A Jane Austin non interessava un granché la storia perché “….non ci vedo niente che non mi irriti o non mi annoi: litigi di papi e di re, guerre o pestilenze in ogni pagina, uomini che non valgono un granché, e quasi niente donne- è fastidiosissimo!”

Ne è passata di acqua sotto i ponti. La mia generazione è cresciuta con classici come “Donne che corrono coi lupi”, “Donna, una geografia intima” “Donne cattivissime”… le femministe americane e francesi, premi pulitzer … tutte autrici che aggiungevano un tassello alla riflessione sul femminile.
Ma la cosa esaltante era conoscere il pensiero delle donne sulla storia e sul mondo: tante autrici, da Hannah Arendt a Oriana Fallaci, hanno saputo interpretare e vedere con anticipo la strada che il mondo ancora e sempre a guida maschile stava per imboccare. La loro voce, come una unica voce nel deserto, non è stata raccolta e oggi noi donne da questa modernità poco umana, da questa società liquida, in cui si corre senza punti di riferimento, con l’incertezza come unica certezza, siamo state completamente travolte. Non abbiamo punti né modelli di riferimento. Anche la grande antropologa Ida Magli ,quasi 30 anni fa, aveva posto a suo modo la questione mai risolta: “…..è necessaria la vittima per la sopravvivenza di un gruppo? E, se è necessaria, c’è qualcuno che voglia prendere il posto della vittima che le donne stanno per lasciare?” ( da “ Storia laica delle donne religiose” edito da Longanesi)
In questo silenzio assordante, care amiche, care sorelle, di nuovo siamo espropriate del nostro destino. Di nuovo ci hanno tolto la parola. Dobbiamo riprendere il discorso interrotto. Dobbiamo raccogliere il testimone dalle donne della generazione che ci ha preceduto, prima che a riprendere il posto della vittima siano di nuovo le nostre figlie.

Auguri a tutte le donne.

 

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