Il degrado del quartiere Vasto a Napoli: perimetro e metastasi di un tumore sociale

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Fabiana Gardini
foto Alma24

Nel cuore del quartiere Vasto, nato formalmente alla fine dell’Ottocento come prodotto diretto del “Risanamento” di Napoli, a due passi dai binari dell’alta velocità, la bandiera dello Stato sembra del tutto ammainata.
Da tempo il quartiere Vasto non è più il quartiere residenziale ottocentesco per la classe lavoratrice e la piccola borghesia legata alle nascenti infrastrutture ferroviarie, non è più un semplice nodo ferroviario o il luogo di una società cosmopolita e multietnica in cui persone di origini, culture, religioni e tradizioni diverse si mescolavano e interagivano; oggi è un
perimetro di illegalità a cielo aperto, un bollettino di guerra quotidiano scritto con il sangue, il degrado e la sopraffazione. L’ultimo, devastante capitolo di questo collasso strutturale è l’incubo vissuto da una ragazza ucraina di 18 anni, residente a Pozzuoli. La giovane ha denunciato di essere stata sequestrata, drogata e violentata da più uomini all’interno di un appartamento situato nelle adiacenze di via Bologna. Essa è una di quelle strade che definiscono l’ originario impianto urbanistico a scacchiera dell’intero quartiere.
Una terribile notte di orrori consumata in una sorta di buco nero della legalità, dove la vittima si è ritrovata in balia di un branco di otto soggetti che nessuno potrebbe classificare come appartenenti al genere umano. Bestie, null’altro. I medici dell’ospedale Cardarelli hanno riscontrato sul suo corpo i segni inequivocabili della loro ferocia.
Questa tragedia non è un fulmine a ciel sereno. I dati dell’Indice della Criminalità del Sole 24 Ore collocano la provincia di Napoli ai vertici nazionali
con ben 131.056 delitti denunciati in un anno, pari a un’incidenza insostenibile di 4.435,2 casi ogni 100mila abitanti. Numeri impressionanti che tuttavia fotografano solo in parte la realtà, poiché non tengono conto del gigantesco sommerso legato alla criminalità predatoria e ai borseggi che esasperano la sicurezza percepita. Al Vasto questa statistica si traduce in
una violenza urbana ordinaria, dove bande rivali si contendono il controllo dei marciapiedi e del micro-spaccio, alimentate dall’abuso di alcol e da un senso di totale
impunità.
Lo studio della conformazione urbanistica del quartiere permette un analisi precisa dello sviluppo della criminalità in questa zona: l’impatto di questa specifica conformazione urbana sulla criminalità e sul controllo del territorio si articola su diversi piani:

Moltitudine di assi paralleli: La struttura a scacchiera (composta da vie rettilinee come via Milano, via Firenze e via Bologna) offre vie di fuga immediate. Un malvivente può cambiare rapidamente direzione svoltando ad angolo retto nell’incrocio successivo, rendendo l’inseguimento visivo più complesso rispetto a una strada isolata.

Prossimità al nodo di trasporto principale: Il confine diretto con la stazione ferroviaria, le linee della metropolitana e i terminal dei bus extraurbani funge da catalizzatore logistico. Questa vicinanza permette a chi compie un’azione delittuosa di confondersi istantaneamente tra i flussi di passeggeri o di salire rapidamente su un mezzo di trasporto per
allontanarsi.

Densità edilizia e cortili comunicanti: I grandi palazzi ottocenteschi della zona ospitano spesso androni profondi, cortili interni e talvolta passaggi semi-privati. Questi elementi possono offrire nascondigli temporanei o vie d’uscita secondarie non visibili dalle pattuglie in strada.

Linee di vista ed elementi di disturbo: Se da un lato le strade dritte offrono alle forze dell’ordine lunghe prospettive visive rispetto ai vicoli ciechi, dall’altro la forte saturazione dello spazio pubblico (auto in sosta, dehors e mercati ambulanti) riduce l’efficacia delle telecamere di sorveglianza e il raggio d’azione dei presidi di sicurezza.

L’attuale situazione è il risultato diretto del fallimento della sinistra, che da anni amministra, discutibilmente, la città e che, volta solo ad inaugurazioni, dichiarazioni e squilli di tromba, ha in qualche modo promosso ed appoggiato politiche dell’accoglienza indiscriminata e del buonismo, e per dirla concretamente, di un vero e proprio degrado di vite umane. L’area è stata abbandonata al disfacimento urbanistico e sociale, tollerando l’abusivismo e ignorando i gridi d’allarme dei comitati dei residenti. A fronte di clandestini che stuprano e spacciano, l’unica risposta accettabile è l’espulsione immediata, la galera senza sconti e il controllo militare capillare del territorio per restituire i quartieri ai cittadini onesti ed alle loro attività.
Il vero motore di questa polveriera resta infatti la gestione fallimentare e discutibile dell’immigrazione irregolare. La stazione è il magnete di migliaia di invisibili senza documenti, sospesi in un limbo giuridico che vieta loro il lavoro legale e spalanca le porte della manovalanza criminale e del racket degli affitti. Appartamenti fatiscenti trasformati in dormitori abusivi e sovraffollati – proprio come quello in cui si è consumato lo stupro – dove si specula sulla clandestinità sotto gli occhi di autorità locali e forze dell’ordine il cui duro
intervento potrebbe ledere carriere, vite e famiglie.

Un grande vuoto di potere, e, mentre l’antiterrorismo monitora i rischi di radicalizzazione isolata e i servizi sociali cercano di arginare i drammi sommersi delle mutilazioni genitali femminili legati ai viaggi nei paesi d’origine, la barbarie reale si è già presa i marciapiedi.

La metastasi del degrado che sta distruggendo il quartiere Vasto ha ormai rotto gli argini, esondando nelle aree adiacenti, mettendo in ginocchio il tessuto economico della zona detta “della ferrovia”. Albergatori, commercianti e imprenditori locali descrivono uno scenario d’assedio: il cuore dell’ospitalità e degli affari si sta svuotando a causa di un’insicurezza cronica, alimentata da una criminalità predatoria che agisce ormai in totale libertà e senza timore delle conseguenze. Le testimonianze raccolte tra gli operatori economici indicano una manovalanza criminale composta, nella maggior parte dei casi, da cittadini nordafricani che presidiano gli angoli delle strade e colpiscono i passanti in pieno giorno, muovendosi con un’inquietante disinvoltura che rasenta l’impunità.
Gli agenti posti a presidiare l’area devono operare ma con le mani legate, paralizzati da un sistema che, invece di tutelarli, rischia di sottoporli a stringenti indagini procedurali e pesanti pressioni mediatiche e giudiziarie sulla “qualità” e sulla proporzionalità del loro operato a ogni necessità di intervento più energico. Il risultato è una drammatica impasse operativa: con le forze dell’ordine ridotte all’impotenza tattica da vincoli burocratici e timori legali, la popolazione onesta, i lavoratori e gli investitori restano privi di un supporto adeguato, abbandonati a se stessi in una periferia centrale che lo Stato sembra aver rinunciato a difendere.

Di Fabiana Gardini

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