Turchia: tutte le scelte di Erdogan che hanno portato al crollo della lira turca

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Turchia – Al collasso hanno contribuito le scelte di politica economica del presidente e gli eventi degli ultimi anni, dal tentato golpe all’arrivo di profughi in massa dalla Siria, passando per la stagione degli attentati, fino al Covid.

La lira turca ha fatto segnare un nuovo record negativo rispetto a dollaro ed euro, saliti rispettivamente al cambio record di 9,66 e 11,25.

Intanto la Banca Centrale ha annunciato un taglio degli interessi di 200 punti percentuali, dal 18% al 16%, una mossa inattesa dagli operatori finanziari, arrivata dopo che l’inflazione ha raggiunto il 20%. Al collasso hanno contribuito gli eventi degli ultimi anni, dal tentato golpe all’arrivo di profughi in massa dalla Siria, passando per la stagione degli attentati fra il 2015 e il 2017, fino al Covid e alla conseguente crisi dell’economia a partire dal turismo.

Ma soprattutto hanno avuto un peso le scelte di politica economica di Erdogan: il presidente ha insistito per tagliare i tassi di interesse nella convinzione, rivelatasi sbagliata, che si sarebbe potuto porre un freno all’inflazione, abbassando i costi di produzione e frenando l’aumento dei prezzi. Al contrario, l’inflazione è cresciuta nel Paese di oltre il 10% dall’inizio della pandemia e del 5% negli ultimi 10 mesi. Per perseguire la sua strategia, Erdogan ha anche cambiato direttore della Banca Centrale ben tre volte in 48 mesi.

Le scelte di Erdogan

I tre cambiamenti al vertice della Banca centrale in poco tempo, e in particolare la nomina dell’ex parlamentare del partito Akp del presidente, Sahap Kavcioglu, avvenuta lo scorso marzo, hanno ulteriormente evidenziato la volontà di Erdogan di controllare tutte le istituzioni del Paese, compresa quella monetaria.

L’ultimo giro di vita alla Banca Centrale ha portato al licenziamento di tre dirigenti responsabili delle politiche economiche perché si erano opposti all’ennesimo taglio dei tassi. Tali mosse hanno influito negativamente sulla credibilità monetaria della Turchia e sulla fiducia degli investitori.

Il governo turco aveva imposto 22 giorni di lockdown totale tra aprile e maggio nel tentativo di salvare la stagione turistica, il cui settore rifornisce il Paese di valuta straniera e costituisce il 13% del Pil. Nonostante la stagione sia andata discretamente bene, le restrizioni ai viaggi hanno diminuito il flusso di turisti da Europa e Usa e gli attesi effetti sulla lira turca non si sono avuti, anzi, il dollaro era a 8,63% a inizio giugno 2021 e tranne un breve periodo di stabilità è cresciuto ancora.

Nel 2023 sono in programma le elezioni presidenziali, e Erdogan cerca di risalire nei consensi: in particolare, mentre aumenta il malcontento nel Paese per le ricadute sempre più pesanti sulle famiglie degli aumenti, ha annunciato l’apertura di mille ipermercati con prodotti venduti a prezzi calmierati.

Agi

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