Il Covid visto dal prof. Alessandro amore

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Lei prof. Amore, è noto per i suoi studi di ricerca in nefrologia, dialisi e trapianti d’organo, tutti focalizzati su alcuni aspetti immunologici che sono coinvolti nei meccanismi responsabili di molte malattie (oggi anche il diabete e l’aterosclerosi sono ritenute come dovute ad un malfunzionamento del sistema immunitario). Da ricercatore italiano, ha collaborato con il gruppo di Antony Fauci, (a fasi alterne indigesto a Trump), con Remuzzi e Cattran per citarne alcuni. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e la stessa Regina d’Inghilterra l’ha premiato per un suo studio su un farmaco utilizzato nei trapianti.

Cosa ne pensa dell’attuale pandemia di Covid-19, e secondo Lei le terapie proposte da esperti mondiali, possono essere di ausilio al contenimento della pandemia?

Il Covid-19, strettamente apparentato a quello della SARS è noto da più di una decade, e un organismo vivente, il cui patrimonio genetico è formato da RNA, manca cioè di un codice genetico o DNA. Come tutti gli organismi viventi ha un forte senso della sopravvivenza e questo lo porta ad infettare altre cellule ed utilizzare gli strumenti della cellula ospite per replicarsi e produrre nuove proteine costituzionali e funzionali necessarie per la sopravvivenza e quindi la replicazione e perpetuazione nel tempo. Durante la filogenesi il sistema immunitario umano ha sviluppato un apparato costituito da un sistema di cellule finalizzato alla propria difesa e quindi all’eliminazione del virus o alla convivenza simbiotica, rendendo il virus in condizioni normali incapace di nuocere. Nel primo caso si ha la produzione di anticorpi IgG neutralizzanti con blocco della capacità del virus e susseguente eliminazione da parte del sistema “spazzino” dei macrofagi ed esito terminale nella morte di tutte le cellule infette. Si tratta di una morte specifica che non crea danni chiamata apoptosi. Tutti i linfociti B produttori di IgG contro l’agente infettante muoiono. Una piccola percentuale resta nei nostri linfonodi a svolgere il ruolo di sentinella. Ad un successivo incontro con lo stesso agente infetta il si ha una risposta immunitaria pronta, 2 – 3 giorni, senza dover attendere il 14 – 20 giorni impiegati da una risposta immunitaria primaria (quella del primo incontro). Il meccanismo di simbiosi differisce per il fatto che l’organismo umano da il permesso di soggiorno al virus o batterio di sopravvivere, senza comunque creare malattia. Un esempio è il virus herpes che si replica solo quando il sistema immunitario è depresso ed è distratto da agenti esterni o farmacologici (vedi la chemioterapia per tumore) e non riesce più a mantenere quiescente il virus.
Talora il genoma virale, nel caso dei virus a DNA, inserisce parte del suo genoma nel DNA umano ma è represso, ovverosia non può tradursi in RNA e quindi proteine e replicarsi. Il genoma umano è ricco di frammenti virali inseriti nel corso della filogenesi, ma mantenuti repressi. Molte malattie immunologiche quali il lupus eritematoso sistemico. Il morbo di Wegener, le differenti classi di vasculite (infiammazione dei vasi di diverso calibro) sono secondari, si pensa alla derepressione per fattori esogeni, razziali ed endogeni di questi frammenti virali che ognuno di noi ha nel proprio DNA con produzione di infiammazione e sclerosi e conseguente morte di diversi organi, talora vitali.
I pazienti affetti da HIV non muoiono per il virus ma per infezioni, spesso causate da germi simbiotico, con il nostro organismo. Il Covid e ancora per noi un perfetto sconosciuto. A parte del discorso manipolazione o meno, non sappiamo ancora come si comporta una volta entrato nel nostro organismo. Si sa che stimola la produzione di IgG ma è noto come possa ricomparire con segni di malattia in pazienti che avevano superato la malattia e dichiarati guariti. Mancata formazione dei linfociti B memoria o loro attività alterata. IgG di breve vita? difetto dei meccanismi di morte cellulare programmata (apoptosi) dei linfociti B infetti, difetto di funzione macrofagi. Le domande sono molteplici e a questi si dovrà rispondere anche in presenza del vaccino
Quello che è noto che il virus si lega a recettori presenti su tutte le cellule, in maniera particolare nel sistema nervoso centrale che giocano durante l’organogenesi e nella vita extrauterina,
un importante ruolo nei meccanismi di morte cellulare programmata, importante nella guarigione da infezioni.
L’imponente infiammazione indotta dal covid provoca la morte delle cellule che rivestono i capillari di piccoli e grandi vasi, le cellule endoteliali che, fra le altre funzioni, hanno quella anticoagulante, cioè impediscono al sangue di coagulare nell’organismo vivente. Da qui l’osservazione di formazione di coaguli nei piccoli vasi e capillari polmonari responsabili del mancato arrivo di sangue con ossigeno ai tessuti e conseguente morte. È recente l’osservazione di un aumento dei casi di vasculite di Kawasaki nei bambini, malattia che si manifesta con la formazione di coaguli nei piccoli medio vasi.
Tra le terapie proposte al momento per il trattamento covid oltre che all’uso di antibiotici per combattere le sovrainfezioni batteriche in un’ organismo immunodepresso (i virus come è noto danno immunodepressione) e ossigeno terapia , quelle più sensate sembrano essere quelle antinfiammatorie, quali l‘impiego di anticorpi anti interleuchina 6, proposta dal Gruppo di Bergamo diretto da Beppe Remuzzi, e l’impiego della plasmaferesi con infusione di plasma di soggetti affetti da covid che avevano già prodotto igG specifiche contro il virus.
Mi lasciano perplesso, terapie quali l’impiego della clorochina e il blocco dei recettori cui si lega il virus (angiotensina II receptor) come già detto espressi in tutte le cellule principalmente nel sistema nervoso e nei meccanismi di morte cellulare programmata.
La scoperta di una terapia mirata, anche lo stesso vaccino, deve essere parallela alla conoscenza esatta dei meccanismi con cui il virus porta a malattia, spesso mortale. Solo così si avrà la oramai nota “patente di immunità” nei confronti del covid. Nel frattempo le strategie da impiegare sono quelle di arginare la diffusione del virus.
Ma questo è compito della sensibilità dei singoli e guidata da messaggi dati da una classe politica seria ed informata da esperti veri, non amanti dei soldi per le consulenze e alle diverse consulte. Inoltre i politici dovranno pensare seriamente a risollevare una economia che altrimenti porterà alla rabbia della popolazione che andrà incontro alla povertà più nera. L’ultimo suggerimento che mi sento di dare è che il sistema immune lavora bene se la nostra alimentazione è corretta e varia, cosa impossibile con 600 euro mensili in Italia, e ancor di meno nei paesi sottosviluppati, di pensare al grosso serbatoio di covid rappresentato dall’Africa, sinora sfruttato da pochi bianchi con povertà indicibili e da una serenità di spirito. Vi ricordo che una vecchia ma affascinante Sig.ra della Medicina, per caso italiana, torinese (città in cui ho svolto il mio lavoro, ateneo dove mi sono formato, cresciuto ed insegnato) alcuni anni fa vinse il Nobel mostrando un netto e chiaro ruolo del nostro benessere e perfetto funzionamento del sistema immunitario.

Di Luigia Aristodemo

 

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