Due madri sul palco contro i femminicidi: “Figlio, non sei più giglio” al Teatro Manzoni di Roma
Un omaggio alle vittime e un invito alla riflessione: Daniela Poggi e Mariella Nava raccontano il dolore delle madri dei colpevoli e delle donne uccise, tra musica e parole. Sul palco anche l’On. Souad Sbai e Virginia Raggi.
Non pioveva quella sera.
Il cielo sopra Roma era limpido, immobile, come trattenuto.
Davanti al Teatro Manzoni, la gente arrivava piano, in silenzio, consapevole che quella non sarebbe stata una serata qualunque.
Dentro, la sala era piena in ogni ordine di posto.
Sul palco, Daniela Poggi e Mariella Nava.
Due madri, due donne, due voci che hanno scelto di raccontare l’indicibile: il dolore di chi ha messo al mondo un figlio capace di togliere la vita.
Il titolo dello spettacolo — “Figlio, non sei più giglio” — è una ferita che si apre da sola, un atto d’amore e di responsabilità.
Poggi parla piano, con la forza di chi non recita ma confessa:
> “Dov’è finito quel bambino che mi cercava le mani?”
Nella sala cala un silenzio profondo.
Mariella Nava, con la sua voce limpida e piena di grazia, accompagna il dolore e lo trasforma in musica.
Ogni parola è un gesto di pietà, ogni nota un passo verso la comprensione.
Non c’è scenografia, solo luce, respiro e verità.
Nel buio del Manzoni, i numeri diventano volti: 78 donne uccise nel 2025, vittime di femminicidio.
Ma quella sera si è parlato anche di un’altra ferita, invisibile e taciuta — quella delle madri dei colpevoli.
Il teatro si è fatto casa, confessione, specchio.
Alla fine, dopo un applauso lungo e commosso, sono salite sul palco l’On. Souad Sbai, presidente dell’ACMID Donna Onlus, e Virginia Raggi,
a rendere omaggio alle due artiste.
Un gesto sobrio, pieno di rispetto, che ha commosso tutti i presenti.
Al margine dello spettacolo, la Sbai intervistata ha dichiarato:
> “Questa serata ci ricorda che il cambiamento parte dall’educazione, dalle famiglie, dalle madri e dai padri.
Daniela Poggi e Mariella Nava hanno avuto il coraggio di toccare una verità scomoda, ma necessaria.
Solo riconoscendo le radici della violenza possiamo davvero sradicarla.”
Il pubblico si è alzato in piedi. Lunghi applausi, occhi lucidi, mani che non smettevano di battere.
Fuori, la notte era chiara, e Roma sembrava respirare piano, come dopo una preghiera collettiva.
Io sono rimasta per un attimo sulla soglia del teatro, e ho pensato che quella sera il palco non aveva diviso — aveva unito.
Perché “Figlio, non sei più giglio” non è solo uno spettacolo:
è un abbraccio tra dolore e speranza,
tra arte e verità,
tra madre e mondo.
Di A.Cantiani



