Ristoratori tra Covid e misure restrittive poco chiare

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ristoratori - manifestazione

Ristoratori. È certamente una delle categorie più martoriare dalla pandemia da Covid-19: i gestori di ristoranti e bar, ma anche coloro i quali si occupano di servizi catering e connessi, sono allo stremo delle forze e manifestano un senso di totale disorientamento per quanto, di poco chiaro (e comprensibile), allo stato attuale è stato fatto e deciso dal governo nazionale. Ciò che emerge più di tutto è la palpabile confusione che ne deriva dai recenti decreti e dall’altalena dei colori nelle zone lungo lo stivale.

Nella fattispecie, in Sicilia, a differenza della quasi totalità dell’Italia, permane la zona arancione che limita ulteriormente, rispetto alla gialla, soprattutto le attività di ristorazione, compresi i bar. Una situazione oltremodo delicata per tantissimi ristoratori che negli ultimi 15 mesi, a parte la parentesi della scorsa estate, hanno visto azzerata o quasi la loro attività lavorativa e di conseguenza il fatturato.

Alla luce di queste difficoltà e delle inevitabili lamentele e proteste degli ultimi tempi (alcuni di loro hanno anche manifestato a Roma), abbiamo intercettato a Catania alcuni gestori di ristoranti conosciuti in città e nell’hinterland.

“La cosa che fa più rabbia è essere classificati come degli untori!”, lo sfogo immediato di Niky Scuderi, titolare del ristorante Cutì di Catania ed esponente del movimento autonomo Ristoratori Siciliani Indipendenti. “Qualcuno ci spieghi come mai quasi tutte le categorie hanno mantenuto aperte le loro attività, mentre nell’ultimo semestre i contagi non sono affatto diminuiti. Ma i ristoranti sono sempre rimasti chiusi! Vediamo trasporti pubblici stracolmi, stessa storia nei supermercati e nei mercati rionali, ma nei ristoranti dov’è possibile servire al tavolo con distanziamento opportuno invece non si può lavorare. Ormai ci appare chiaro che siamo diventati il capro espiatorio. Qui non si tratta più di pandemia, dopo un anno si chiama condizione di vita e come tale dovrebbe essere considerata, rilanciando le attività di ristorazione con le regole opportune. È paradossale che ad oggi vi siano misure restrittive maggiori rispetto all’anno scorso.”

Le manifestazioni a Roma per far sentire il proprio grido d’allarme e il pieno dissenso: “Noi ristoratori siciliani indipendenti – ha chiosato Scuderi – abbiamo deciso di riunirci in un gruppo apartitico per dire di NO a queste scelte. Continueremo a farci sentire fin quando non ci daranno la possibilità di tornare a lavorare con le dovute prescrizioni e non restrizioni.”

Dello stesso avviso e con la stessa voglia di tornare alla propria attività un altro rappresentante della categoria dei ristoratori, Armando Pantanelli, gestore del Marè di Acicastello: “Siamo ancora fermi in una situazione di incertezza e confusione, ad oggi non sappiamo e non capiamo quando potremo riaprire e in che modo. Dei ristori promessi abbiamo visto ben poco sin qui, come si può pensare a un’ipotetica riapertura senza alcun sostegno economico? Come si pagano gli stipendi dei dipendenti, le utenze e la materia prima? In verità a noi interessa poco allo stato attuale di questi sostegni del governo, piuttosto desideriamo poter riprendere la nostra attività, tornare a fare ciò che sappiamo fare meglio. Aspettiamo con ansia quantomeno il ritorno in zona gialla, nel nostro ristorante abbiamo la fortuna di poter contare su tanto spazio all’esterno e ciò ci darà modo di poter riprendere il nostro lavoro secondo le ultime indicazioni governative. Ma mi metto nei panni di chi non dispone di tavoli all’aperto, per loro la situazione rimane delicatissima.”

QdS

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