Fine vita: ok al testo, il 13 dicembre in aula Camera. Non punibili casi retroattivi

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Fine vita – Via libera da parte delle Commissioni Giustizia e Affari sociali: a favore Pd, Cinque Stelle, LeU, Italia Viva e Più Europa. Contro tutto il Centrodestra.

La data da cerchiare in rosso sul calendario è il 13 dicembre. È il giorno in cui il testo sul Fine vita arriverà nell’aula di Montecitorio, dopo un lungo e articolato lavoro, durato mesi, per trovare un’intesa nelle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera. Che alla fine votano il mandato ai relatori, Alfredo Bazoli (Pd) e Nicola Provenza (M5S), tagliando un traguardo atteso da mesi. E frutto di un compromesso tra le diverse forze che compongono la maggioranza, senza però trascurare i suggerimenti arrivati dalle opposizioni. Anche se alla fine il centrodestra resta compatto e senza distinzioni tra chi è in maggioranza e chi, invece, è all’opposizione: perché Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia mantengono la linea e votano contro. Il via libera al testo, dunque, porta la firma di Pd, M5S, Iv, Leu e +Europa.

“Ora la responsabilità passa all’Aula di Montecitorio, tutti i gruppi e i singoli componenti hanno il dovere di rispondere ai malati e alle loro famiglie, alle esigenze di rendere più umano il nostro ordinamento riconoscendo la morte volontaria medicalmente assistita. Nonostante alcune critiche ingenerose rispetto al gran lavoro, di necessaria mediazione, siamo soddisfatti perché è un buon testo”, commentano i presidenti delle commissioni Giustizia e Affari sociali, Mario Perantoni e Marialucia Lorefice.

Tra le misure che ora andranno al vaglio dell’emiciclo di Montecitorio riguardano l’articolo 5, perché “la morte volontaria medicalmente assistita deve avvenire nel rispetto della dignità della persona malata ed in modo da non provocare ulteriori sofferenze ed evitare abusi”, mentre “il medico che ha ricevuto dal paziente la richiesta redige un rapporto dettagliato e documentato sulle condizioni cliniche, psicologiche, sociali e familiari del richiedente e sulle motivazioni che l’hanno determinata e lo inoltra al comitato di valutazione clinica”. Dunque “il decesso a seguito di morte volontaria medicalmente assistita è equiparato al decesso per cause naturali a tutti gli effetti”.

L’articolo 6, invece, prevede l’istituzione proprio dei Comitati per la valutazione clinica presso le aziende sanitarie territoriali, che dovranno essere “multidisciplinari, autonomi e indipendenti, costituiti da medici specialisti ivi compresi palliattivisti, e da professionisti con competenze cliniche, psicologiche, giuridiche, sociali e bioetiche”. C’è una svolta anche per quel che concerne le responsabilità penali, perché l’articolo 7 prevede, oltre a non prevedere sanzioni per medico e personale sanitario e amministrativo “che abbiano dato corso alla procedura di morte volontaria medicalmente assistita, nonché a tutti coloro che abbiano agevolato in qualsiasi modo ad attivare le strutture portare a termine la procedura”. Ma soprattutto “non è punibile chiunque sia stato condannato, anche con sentenza passata in giudicato, per aver agevolato in qualsiasi modo la morte volontaria medicalmente assistita di una persona prima dell’entrata in vigore della presente legge, qualora al momento del fatto ricorressero i presupposti e le condizioni” e “la volontà libera, informata e consapevole” del paziente. Ora sarà l’aula della Camera a esprimersi, dove i blocchi sembrano già definiti. Ma la partita, di sicuro, non è ancora finita.

Anche perché non mancano le critiche: “Il Parlamento ha scelto di eludere le questioni poste dal referendum” sull’eutanasia legale “e di limitarsi a tradurre in legge (in peggio) la sentenza della Corte costituzionale sul processo Cappato/Antoniani, sentenza che ha già valore di legge”, lamentano dall’associazione Coscioni. Mentre il deputato e presidente di +Europa, Riccardo Magi, vede all’orizzonte presagi nefasti: “Dopo anni di paralisi le commissioni votano sbrigativamente un ddl sul suicidio assistito gravemente insufficiente. Scopo: portare in aula un testo quale che sia, rinviando le scelte sui nodi non sciolti. Esito prevedibile: lo stesso del ddl Zan. I nodi non sciolti ora non lo saranno dopo”.

LaPresse

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