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Cinquantasette

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fatima - marocchino - maltrattamenti - monza - donna - violenza

Quante donne, mogli, compagne, ex devono ancora perdere la vita prima che, partendo da una formazione scolastica e familiare seria e profonda, attraversando un percorso di valorizzazione della donna e arrivando ad una vera parità, anche nel rispetto, l’uomo comprenda che “basta” significa basta, e “no” significa “no”, non “forse”, non “può darsi”. No e basta, conclusione di una storia, fine di un percorso, l’inizio di altro.

Eppure non è così. 57 femminicidi dall’inizio dell’anno, da nord a sud, italiani o stranieri, a fattor comune il rifiuto di accettare ciò che è il diritto di dire basta, di pretendere una libertà che è garantita, che deve esserlo. Si somma la gelosia di non possedere più la persona e la rabbia per un subentrato nei sentimenti. Ma oltre questo numero, già enorme, andrebbero pesati anche gli innumerevoli casi di molestie, di violenze domestiche, di stalking. E tutto assieme genera un quadro desolante, per un Paese civile, un’ampia scena del crimine che, appunto, nella sua versione più drammatica disegna un quadro desolante al quale sembra che nessuna legge, nessun intervento repressivo sappia mettere fine. Ecco, giustappunto, repressivo non può perché non si combatte una carenza culturale con le condanne. Non si sopperisce a una cultura sostanzialmente maschilista con l’intervento del giorno dopo.

Un Paese che, solo 45 anni fa, ancora prevedeva il delitto d’onore, ovvero una condanna blanda se l’uomo offeso nell’orgoglio uccideva, forse non ha ancora raggiunto una sufficiente maturità, una consapevolezza della sopraggiunta parità, né nelle singole coscienze né nell’adozione di adeguati strumenti di protezione o repressione. Ma, come ho detto all’inizio, non ha ancora posto in essere, con efficacia, un percorso formativo che deve necessariamente partire dalla scuola primaria, incidere sulle mele verdi del paniere. Per quelle mature, o addirittura passate, come è purtroppo evidente, è già molto tardi. 57 volte tardi.

Gen. Dario Buffa

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