Saman, l’Ambasciatore del Pakistan in Italia ai parenti: “Costituitevi”

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Saman

Storie di donne che sono riuscite a fuggire e a sopravvivere al rifiuto delle nozze forzate, mentre l’Ambasciatore del Pakistan in Italia fa un appello ai parenti di Saman Abbas: “Costituitevi”. 

 

A quasi due mesi dalla scomparsa (avvenuta il 30 aprile scorso) di Saman Abbas a Novellara e mentre le indagini per trovare il cadavere continuano, Jahuar Saleem, Ambasciatore del Pakistan in Italia, ha lanciato un appello ai familiari della ragazza: “Fatevi avanti. Costituitevi”.

“Ho denunciato quello che sembrava essere un orrendo atto criminale, chiedendo ai membri della famiglia di Saman di farsi avanti ed unirsi alle indagini nell’interesse della verità e della giustizia”, ha aggiunto il diplomatico. Poi ha tenuto a precisare: “Vorrei essere completamente esplicito nell’affermare che il Governo ed il popolo del Pakistan non tollerano alcun atto di violenza o oppressione contro le donne nel mondo, per non parlare di quelli perpetrati su uno dei nostri figli o figlie”.

Ricordiamo che i genitori di Saman sono scappati immediatamente in Pakistan. Sono ricercati come lo zio della 18enne, indicato come colui che l’ha uccisa, due zie e due cugini, mentre un altro è stato estradato dalla Francia, dov’era fuggito. Poi c’è il fratello 16enne di Saman, il quale a quanto pare ha cercato di fuggire dalla comunità protetta dove si trova, ma piano piano sta fornendo informazioni agli inquirenti, anche se starebbe cercando di difendere la madre e il padre.

Intanto in Italia emergono storie di altre Saman, altre Hina, altre Sanaa o storie di donne e ragazze che sono sopravvissute, ma spesso devono lottare ancora: donne sulla cui dolorosa e coraggiosa esperienza si potrebbe davvero scrivere un romanzo. Come Dalal e Houda, entrambe di origine marocchina. La prima è stata venduta in sposa dal padre ad 11 anni ad un uomo di 42; ha visto anche sua sorella subire indicibili violenze e sua madre uccisa, perché voleva che le figlie avessero la libertà. Poi l’ex marito le ha rapito il figlio primogenito. La seconda, invece, è stata costretta dalla madre a sposarsi a 20 anni con un uomo di 61. La donna la minacciava di far venire gli zii dal Marocco per “convincerla”. Erano gli Anni Novanta e Houda è stata venduta per 50 milioni di lire. Fortunatamente alla fine è riuscita a “liberarsi”, ha sposato l’uomo che voleva e ha due figlie.

Poi c’è Hanane, sempre di origine marocchina. Ha precisato (anche lei in un’intervista fattale proprio sul caso di Saman) che il Marocco è più avanti del Pakistan come mentalità della gente e le leggi, soprattutto dal 2004, tutelano di più la donna; ma a sua volta ha vissuto una storia simile a quella di Saman in famiglia. Temeva che capitasse anche a sua figlia e si è ribellata. Purtroppo ha anche detto che la madre è morta di dolore, perché è stata data la colpa a lei per la sua condotta, ritenuta “disonorevole”.

Continuiamo con la vicenda di Masuma, di origine bengalese. Il fratello l’ha accoltellata alla schiena e, sempre col coltello, l’ha colpita alla testa. I problemi sono iniziati quando i genitori hanno scoperto che sua sorella aveva un fidanzato italiano. Entrambi l’hanno picchiata e lei è scappata di casa. Da allora, ci sono state violenze e abusi anche da parte dei fratelli. Alla fine, Masuma si è decisa a chiamare i carabinieri, perché per l’ennesima volta suo fratello stava picchiando sua madre. Per aver chiesto aiuto, la ragazza ha pagato le conseguenze come abbiamo detto. Poche settimane più tardi, l’assistente sociale l’ha portata in una comunità protetta. Dopo un paio d’anni, Masuma ha iniziato un percorso di affido nella sua attuale famiglia. Non è stato facile, soprattutto quando ha scoperto che al compimento dei 18 anni sarebbe “dovuta” tornare dai genitori e dai fratelli e subire sicuramente un matrimonio forzato: ha persino tentato il suicidio. Poi è stata seguita da una psicoanalista che “Mi ha salvato la vita”, ha detto la giovane.

Pochi giorni fa una 16enne di origine nordafricana è stata aiutata a sfuggire da un matrimonio che non voleva (c’era già stata la festa di fidanzamento) nella zona di Macerata. Si è rivolta ai suoi insegnanti per chiedere aiuto, ai genitori è stata revocata la potestà e lei è stata portata in una comunità protetta.

Alcune riescono a salvarsi (anche dalle madri o da altre donne dalla famiglia), ma quante rischiano e devono ancora rischiare, magari perché hanno raggiunto la maggior età come Masuma, o come Saman?

Di Alessandra Boga

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