Repubblica scandalizzata dai governi conservatori di Ungheria e Polonia, ma quando c’era il comunismo…

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Gervasoni

Apprendiamo dalle pagine di “Repubblica” che esiste ancora l’Europa dell’est. Eppure la data del giornale è quella del 15 aprile 2021, non 1971 o 1981. Però lo schema è rimasto la stesso, quello della guerra fredda: di qui, in Europa occidentale, i diritti e le libertà, di là la loro negazione. E lo ribadisce un corposo dossier sul sito dello stesso quotidiano “Viaggio nell’altra Europa. Quella sovranista e oscurantista” , che poi sarebbero solo i paesi governati dai conservatori, Ungheria e Polonia, perché quelli guidati dai socialisti o dai liberali sono invece il paese di Bengodi.

Se “Repubblica” avesse tenuto questi discorsi prima del 1989, avrebbe avuto ragione: allora l’Europa dell’est c’era ed era quella della cortina di Ferro. Peccato che il giornale di Scalfari non si sia mai troppo speso per le sorti dei dissidenti e persino le cronache dalla Polonia di Solidarnosc non fossero troppo entusiaste. Del resto, il giornale era quello preferito dagli elettori comunisti, anche a discapito dell’”Unità” e quindi dell’Urss e dell’Europa dell’est troppo male non si poteva dire.

Se il comunismo per Repubblica non era il diavolo, lo è diventato il conservatorismo di Orban e del Pis. “Democrature” cioè dittature democratiche, secondo il giornale di Molinari: eppure nessuno vi ha mai contestato i risultati elettorali, tutto è regolare visto che nelle principali città e nelle capitali dei due paesi hanno vinto recentemente amministrazioni di sinistra. Dal giornale poi schieratissimo a sostenere un governo guidato da un banchiere mai eletto e non legittimato dalle urne, il riferimento ala democrazia è persino ironico. A meno di non pensare maliziosamente che per “Repubblica” il problema sia proprio che ungheresi e polacchi votano.

E infatti votano, il problema è che votano in gran massa i conservatori. Inoltre, guarda un po’ questi conservatori fanno i … conservatori, quindi non favoriscono aborto, matrimoni gay, leggi bio politiche, che piacciono tanto ai progressisti. Come si permettono? Devono chiedere prima il permesso a Molinari?

Non avendolo fatto, eccoli bollati di “oscurantismo”, di “sovranismo” (che ormai ha sostituito lo stesso termine di “fascismo”), di “libertà negate”. Quali libertà? Quella di abortire ad esempio. Che però non può né potrà mai essere considerata una “libertà”, a meno di non cadere nella barbarie.

Come scrive la filosofa Chantal Delsol sul “Figaro” del 15 aprile, i paesi della ex Europa orientale (e neppure tutti) non sono “anti moderni”, ma offrono un modello, vincente, di governo della modernità fondato sulla tutela della nazione, della tradizione, della identità. E’ una sfida culturale, quella di Orban e del Pis polacco, che convince fino ad ora una parte consistente dei loro popoli.

Ed è questo che i progressisti non sopportano: che vi sia qualcuno che non condivide i loro (dis)valori e che soprattutto vince le elezioni. Certo loro desiderano una “destra moderna”: che è sempre quella che non si distingue dalla sinistra e che (per questo) perde regolarmente.

MARCO GERVASONI

Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

lavocedelpatriota

 

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