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Dad: più rischi che benefici

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Una società assopita in un letargo forzato può non rendersi conto di quanto l’essere trasportati da eventi, definiti ingestibili dai più, possa condurre a strade senza ritorno.

Una di queste è senza dubbio la prevaricazione dell’emergenza e gli strumenti usati per bloccarla, rispetto alle conseguenze che queste misure drastiche possono avere. Parliamo dei rischi e benefici della Dad.

La didattica a distanza ha permesso agli studenti di ogni ordine e grado di poter partecipare alle lezioni e di frequentare e attuare il programma scolastico, ma non senza conseguenze, purtroppo, negative.

Se si analizzano i dati di diverse ricerche presentate da David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi durante l’audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato, dedicata proprio all’impatto della “didattica digitale integrata” sui processi di apprendimento e sul benessere psicofisico degli studenti, si comprende come le lezioni a distanza abbiano prodotto un elevato stress e disturbi del sonno.

La Dad ha avuto effetti distruttivi sugli studenti, e uno studente su tre ha fatto richiesta di sostegno psicologico a scuola. Inoltre, quasi il 50% degli studenti italiani fa fatica a concentrarsi per studiare, il 40% ha problemi dovuti alla propria connessione e il 33% prova un senso di noia che non stimola l’apprendimento. “Diversi studi – ha detto Lazzari ai senatori – ci dicono che la scuola a distanza produce un elevato aumento dello stress e dei disturbi del sonno. Nelle femmine produce soprattutto ansia, depressione e ritiro dalla scuola. Nei maschi rabbia, aggressività e opposizione. Dall’analisi dei voti, fatta con un campione di insegnanti, risulta che le prestazioni scolastiche non sono significativamente peggiorate rispetto agli anni precedenti. Ma sono, invece, molto diversi i punteggi legati alla rielaborazione personale dello studio. Si lamenta uno studio più passivo”.

Quel che è mancato maggiormente ai ragazzi delle superiori (i più penalizzati in quanto didattica a distanza) è stata l’interazione con i compagni, il confronto con gli insegnanti e la possibilità di fare attività – come i compiti – in gruppo.

Se poi si analizzano gli effetti delle restrizioni sui bambini più piccoli, si rileva come questi abbiano portato inevitabilmente all’aumento di sintomi come la paura del buio, l’ansia da separazione, irritabilità, scarso appetito, risvegli notturni, difficoltà ad addormentarsi, regressione comportamentale, enuresi, encopresi.

Si è avuto un peggioramento in quei bambini che in qualche modo già manifestavano queste fragilità, ma anche una comparsa ex novo di questi sintomi.

Questo crea inevitabilmente un allarme per il prossimo futuro, perché molti di loro un giorno potranno manifestare effetti psico-relazionali.

Non possiamo sottovalutare tutto questo e dobbiamo porre attenzione ai soggetti più fragili e alle loro famiglie, non sempre in grado di disporre di quegli strumenti necessari, sia culturali che pratici, per confrontarsi con questa emergenza che coinvolge non solo i loro figli, ma la famiglia in toto.

Voci di disagio si sono alzate dai genitori di bambini affetti da ADHD e da disturbi dello spettro autistico. Per molti di loro l’isolamento e il cambiamento di vita hanno portato a gravi recrudescenze della loro sintomatologia comportamentale e non solo.

Oggi si chiede chiarezza alle pubbliche amministrazioni, alle scuole, ai centri di infanzia, al mondo medico e psicologico, perché le iniziative su questa problematica non siano meteore rare, ma si configurino in una seria progettualità territoriale che metta il problema al centro e le varie professionalità libere di interagire per creare la soluzione.

Ogni bambino, ogni adolescente e ogni giovane ha il diritto di essere seguito laddove una sola fragilità venga esposta. Questo intervento nazionale non può percorrere tempi biblici perché un bambino ha bisogno di elaborare al più presto il suo trauma per evitare radicazioni molto pericolose per il suo stato di salute.

Questa giovanissima generazione, che ha impattato uno dei momenti più bui della storia, non deve essere dimenticata o lasciata sola, in balìa di quei pochi che, soli, non possono farcela, ma si ha il dovere morale e civile di dare a loro gli strumenti per tornare a ridere, scherzare, sperare per essere un domani quegli uomini e quelle donne che ci ringrazieranno, oppure ci malediranno.

Di C. P.

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