Guerra in Europa, l’UE si svegli dal torpore

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Guerra in Europa – Il Covid prima ed ora la, forse ancor più drammatica, crisi in Ucraina stanno dando finalmente uno
scossone al gigante burocratico UE, che probabilmente sta capendo quale dovrebbe essere la propria principale missione.

La retorica narrativa di una Unione che, seppur con evidenti carenze, avrebbe garantito la cosa più importante nel nostro continente, e cioè la pace, si sta disgregando di fronte ai drammatici eventi bellici di questi giorni a poche centinaia di chilometri dal nostro confine nazionale.

Fa veramente sorridere pensare che solo poche settimane or sono nelle istituzioni europee ci si preoccupava di invitare a non utilizzare il “buon Natale” per gli auguri delle festività e che grandi energie venivano profuse per tutelare la cultura gender, così come appare veramente riduttivo che un organismo internazionale che racchiuda i Paesi che hanno fatto la storia della cultura occidentale tutta si debba occupare della grandezza delle vongole.

Per questo abbiamo bisogno di un’Europa dei popoli che non si preoccupi tanto delle caratteristiche dei molluschi nostrani, ma piuttosto della tutela dei propri confini, con una difesa comune, della propria centralità internazionale, con una politica estera comune, dello sviluppo delle proprie aziende proteggendole da una concorrenza spietata di Paesi dove il costo del lavoro è basso a scapito dei diritti sociali, di un vero equilibrio economico con reciproci aiuti tra i partners, dove ogni Stato abbia la sua dignità nazionale ed in particolare il nostro abbia il ruolo centrale che merita.

Ciò soprattutto oggi con uno scacchiere internazionale incerto ed in grande evoluzione, dove un traballante Biden, dopo la pessima figura del ritiro dall’Afghanistan, cerca un evidente riscatto facendo la voce grossa contro un Putin sempre più aggressivo, che cerca anch’esso un riscatto contro l’onta di essere considerato una forza regionale e per un sistema Paese con uno scottante ritardo economico, nonostante le grandi risorse.

Certo una reazione di tale portata che confina la Russia al di fuori della quasi totalità della comunità internazionale appare veramente una pazzia, ma, ritenendo difficile che un uomo dello spessore di Putin sia impazzito, sento che qualcosa sfugge e qualche tassello mi sembra che manchi rispetto alla narrativa corrente, da una parte e dall’altra, non so bene cosa, ma sono convinto che la storia ce lo svelerà.

Non mi sembra un caso che l’invasione russa sia iniziata le primissime ore del mattino del 24 febbraio, mentre le olimpiadi in Cina siano finite il 20 febbraio, così come, quanto meno sospetta, è la posizione tiepida del gigante asiatico, il quale con Taiwan ha in corso una vicenda con evidenti parallelismi rispetto alla crisi ucraina.

Il dato drammatico è che nel XXI secolo, quando le guerre ormai sembravano potersi fare solo con droni ed attacchi informatici, ancora si va avanti con i carri armati contro civili inermi.

La posizione dell’Europa è certo di ferma condanna con l’attuazione di pesanti sanzioni economiche, ma ancor di più in questo frangente si sente la mancanza di una politica estera e di una difesa veramente comuni.

In Italia tutte le forze politiche, fatta eccezione di qualche distinguo su alcuni punti da parte di qualche isolato parlamentare, sono concordi nella condanna dell’intervento militare e sulle sanzioni economiche.

Ci si è finalmente accorti che chi scappa da una guerra, ed abbiamo il dovere di accogliere ed assistere, sono prevalentemente donne e bambini, mentre gli uomini restano a combattere, questi sono i veri rifugiati, non l’infinito flusso di uomini giovani e forti nei barconi nel mediterraneo che tentano di entrare illegalmente nel Paese.

Spero che ci si accorga anche che questa maledetta guerra inciderà fortemente sulla nostra disastrata economia, già messa a dura prova negli ultimi due anni di Covid, ma su questo qualche dubbio mi viene visto che il Governo va avanti imperterrito sulla delega fiscale e la riforma del catasto, nonostante il centro destra abbia tentato, purtroppo invano, di fermarla.

Sia a livello nazionale che comunitario è necessario fare un punto sui risvolti economici dell’intera situazione, approntando sistemi compensativi soprattutto per quei settori e per quei cittadini che saranno maggiormente colpiti dal muro internazionale creato nei confronti della Russia e dalle conseguenze negative di ritorno delle sanzioni economiche.

Ad esempio si è calcolato che il blocco del turismo russo solo a Roma creerà perdite per circa 150 milioni di euro, che ricadranno soprattutto su alberghi, ristoranti e commercio al dettaglio. Ma non solo i settori economici, anche i Paesi verranno colpiti in modo differente ed un fondo perequativo appare un intervento assolutamente necessario.

In questo quadro auspico che si ripensi il sistema della UE, che essa diventi veramente l’espressione dell’Europa dei popoli con forte radicamento nelle proprie tradizioni, attuando un’architettura confederale dove ogni Paese mantenga la propria sovranità e le proprie peculiarità con un sistema di cooperazione e coordinamento sui grandi temi come l’economia, la difesa e la politica estera, affinchè anche il nostro continente possa essere protagonista nello scacchiere mondiale e non mero vassallo del potente di turno.

Non è certo una strada facile ma, per dirla con il grande statista Aldo Moro, “se noi vogliamo essere ancora presenti, ebbene dobbiamo essere per le cose che nascono, anche se hanno contorni incerti, e non per le cose che muoiono, anche se vistose e in apparenza utilissime”.

Di Antonfrancesco Venturini

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